Bambole di Pezza - 5
5.0
Sul brand Bambole di Pezza si potrebbero elaborare tre discorsi diversi a partire da altrettante riflessioni. Da un lato c'è il fenomeno di mercato: un caso alquanto singolare di 'comeback' mediatico, sospinto da un clima emotivo attorno al concetto di femminismo 3.0 pressochè quiescente fino a cinque anni fa in Italia; una sensibilità collettiva nuova in grado di ri dare vita a un gruppo che a inizio anni '2000 non godeva della notorietà conquistata oggi in era social. Dall'altro lato c'è il fenomeno culturale, quello che ha fatto la fortuna di editoria, tv e algoritmi nella settimana sanremese, dribblato (ma anche assecondato, a seconda delle circostanze) dalle Bambole stesse. E infine c'è il fenomeno musicale, apparentemente quello più snobbato dalla stampa e che, a tal uopo, sarà centrale in questo intervento, saturi come siamo di quintali di polemiche ad arte, pubblicità progresso tendenti alla marchetta e comunicati stampa insinuanti.

Chi scrive ha sempre preferito l'onestà, anche la più modesta, all'ostentazione del Nulla. In questo senso, intitolare il quinto capitolo della band con il semplice numero 5 avrebbe potuto rappresentare una scelta saggia nel non creare false aspettative davanti a un progetto discografico in definitiva non coeso. Peccato che la grossolanità del titolo si rifletta con ancor più coerenza nella costruzione del disco. L'Effetto Collaterale che apre il lavoro somiglia a uno dei più recenti scazzi musicali della Bertè, senza quella patina di livore âgée credibile solo se declamata dalla tempra disincantata di un Essere Umano come Loredana. La tracklist però non vuole perder tempo e già al secondo step sgancia l'hit radiofonica che dalla rassegna festivaliera non ha smesso di infestare i passaggi televisivi nelle case degli italiani. E già in questi due prodotti si manifestano i punti in cui le Bambole mostrano il fianco: se Resta con Me è praticamente la risposta di Chatgpt a un testo che potesse risultare relatable e accessibile tanto agli over 60 sintonizzati su Carlo Conti quanto agli under 25 drogati di simil Fanpage-posting, frasi come "più ci dici di stare zitte, più noi facciamo rumore; la nostra generazione non ha colore, nè divisione; in questo mondo dove i cattivi pensano solo ai money noi siamo i buoni" suonano troppo retoriche per risultare credibili.

Passato lo scoglio delle prime due tracce, il disco scopre le carte: il ritmo reggaeggiante di Fomo del Sabato Sera è un giochino catchy a suon di buzz words che invoglia più a schiacciare il tasto play che arrivare a fine traccia, quasi al pari di Nuda ma alla Moda, benché quest'ultima rappresenti con la sua trazione bassistica (insieme a Settembre) probabilmente il momento musicale più interessante e Paramore del disco. Se 666 sulla mia Pelle ha il sapore quasi di riciclaggio del loro grande successo (Mi hai rotto il Caxxxo), la cover di Occhi Gatti, già proposta nella serata cover, getta la maschera e forse fa capire quale sia il reale target generazionale/anagrafico di questo lavoro, il destinatario a cui la scaletta vuole parlare. Insomma, se il rock italiano deve ricostruire una sua credibilità nel mainstream e vuole farlo a partire da album come questo, è forse bene che si fermi qualche altro anno ancora a riflettere su sè stesso.