Caspio - Cosa Resterà di Noi

Caspio - Cosa Resterà di Noi
8.2

Bisogna essere molto onesti: l'effetto dei primi minuti di questo sophomore è quasi da tribute band. Le chitarre al rasoio e un po' whammy, la voce tendente al nasale (un simil-Ozzy tendente più al melodico), il basso ronzante e le percussioni che non vanno tanto per il sottile: sembra di assistere a un necromanzia rituale con cui la band si mette in contatto con gli Smashing Pumpkins di Machina (2000). Se da un lato questa osservazione sembra non deporre a favore dell'originalità dei Caspio, dall'altro devo ammettere di aver trovato poche cose in Italia negli ultimi anni trascinanti come i primi 10 minuti di questo disco. Questa osservazione fa poi il paio anche con il deciso glow up rispetto al debutto in salsa molto più genericamente indie rock melodico (Noi che Viviamo in un Mondo Perfetto, 2024) di questo quartetto triestino, da cui si smarca grazie all'aggiunta di sferzate grunge e riffettoni verdeniani dei primi tempi (si ascolti a tal proposito in particolare Naturale). L'emotività cantabile della post-adolescenza, sotterrata sotto colpi di fuzz e vergate sul rullante, è probabilmente ciò che continua a mancare nel mainstream italiano, attualmente in incessante (e asimmetrico) equilibrio tra un pop da classifica, a cui è concesso tutte lo spettro delle emozioni umane, e un "rock" (si badi ferocemente alle virgolette) che per trovare spazio nella cultura di massa deve invece necessariamente adattarsi allo show e all'intrattenimento fine a sè stesso (Maneskin, Bambole di Pezza, etc.).

Foto di Pietro Bettini

Cosa Resterà di Noi in questo senso è il classico diario dei ricordi, intriso di frasette su crescita, nostalgia e fragilità; mega-relatable sin dal titolo che stabilisce da subito un contatto personale con l'ascoltatore. Godibilissimo il 'ritorno alle chitarre' senza filtri sin dall'opening che urla in coro l'intestazione del disco, ma è con Forse è Tardi che i motori si scaldano per offrire power-ballad alt rock sullo stampo di Stand Inside Your Love. Memorabili anche l'effetto atmosferico shoegazy nel finale di Ti Manca l'Aria e il revival un po' addomesticato dal carnier verdeniano (periodo Valvonauta, per intenderci) di Non Restare qui. Dimmelo Adesso è un po' il classico ritornello iconico che ti ritornerà in mente tra una decina d'anni ripensando agli anni universitari; un pezzo che una ventina d'anni fa sarebbe passato probabilmente in uno spot pubblicitario e che oggi fa le fortune dei sommozzatori da playlist su Spotify. Un po' più estemporanei gli intermezzi acustici, mentre la chiusura con Ma tu ci Pensi Mai? sfuma quasi in orchestrale ripescando da Gish (ancora alt rock, ancora Billy Corgan). Forse, eccettuando il featuring con i Voina, ciò che manca è una traccia più pesante che sappia strattonare e risvegliare anche i più pigri dal possibile torpore.

I Caspio però evolvono, visibilmente e indiscutibilmente; operano in direzione per così dire revivalistica, degli anni a cavallo del nuovo millennio, vero, ma con una riuscita sinceramente pregevole. Riportare al centro la propria emotività, senza fronzoli e sovrastrutture, diretta e onesta, proprio come la loro musica, viscerale e robusta solo in superficie, sfuggendo anche a quello che io chiamo il pericolosissimo "effetto-Ligabue". A volte mi chiedo perchè questa operazione debba apparire così difficile come ricetta. "Forse perchè sei in Italia e non basta avere 30 anni...".