Katana Koala Kiwi - Precipitiamo di Sicuro

Katana Koala Kiwi - Precipitiamo di Sicuro

Trieste è storicamente un crocevia culturale: il porto come ricordo di un' imprenditoria continentale e di apertura alle culture del Mediterraneo; le sinagoghe e le chiese ortodosse a tramandare integrazione e convivenza; la lingua che si contamina e si ibrida con la tradizione slava. Si dice che ogni vita porti l’impronta della città che l’ha cresciuta e forse in questo senso il secondo EP dei Katana Koala Kiwi ne rappresenta una delle riprove più convincenti. Il quintetto friuliano fa uno step in più rispetto all'esordio di Per Farmi Coraggio mi sono Buttato dal Piano Terra che, pur avendo in nuce diversi sintomi della direzione che avrebbero poi intrapreso, mostrava ancora un retaggio spiccatamente midwest emo. Precipitiamo di Sicuro insegue e raggiunge con successo invece un risultato più sofisticato e meno viscerale rispetto al predecessore, unendo diverse traiettorie, senza tuttavia suonare troppo calcolato o artificioso.

Il cambio di passo più evidente nell'arco di questi tre brani sta nella sostituzione delle stilettate math, qui quasi del tutto abrogate, con i lenti crescendo, dilatati e rarefatti, del post-rock, alla ricerca di un pattern sonoro complessivamente meno duro e pestante che viri invece verso un mood riflessivo e sospeso. Le chitarre ridefiniscono il suono spegnendo gli ultimi vagiti di distorsioni anni '90 e incentrando tutta l'impalcatura sulla brilantezza cristallina degli armonici e dei puliti sferraglianti della sei corde. Beninteso, sarebbe sbagliato aspettarsi la costruzione a fuoco lento di paesaggi cinematici alla Mogwai: gli arrangiamenti sono cuciti attorno alle melodie vocali, sempre dolcemente malinconiche con vista indie pop. In quest'ottica il lavoro dei Katana è il tentativo di portare in ambiente radio friendly delle sonorità non più aduse (semmai lo siano state) al pubblico più generalista. Una ricerca già sperimentata oltreoceano in salsa lo-fi da band come Horse Jumper of Love o Bedhead, ma ancora poco battuta sulle nostre coste.

Tematicamente parlando, il disco si inserisce pienamente nello spirito sadcore: il bisogno di legami e la tentazione della fuga, il rimuginio delle ferite e il desiderio di guarigione. Confessioni a cuore aperto, sofferte ma non disperate, sempre con quella vena di ottimismo e speranza malcelata nel fondo. Un alt rock da camera che ha le sue buone carte da giocare come offerta sul mercato italiano, in questo momento senza troppa bagarre. La seconda sezione del disco propone remix della tracklist con numerosi featuring (Kalpa, Tom Ether, Klen-fi, Macadamia), mostrando un'altra anima della band che ridesta meno l'interesse del sottoscritto, o che quantomeno percepisce come meno "urgente", soprattutto in considerazione dell'attuale proposta musicale nostrana.