Matteo Alieno - Stare al Mondo
7.0
Come Leonardo, Santa Rita da Cascia e Yves Klein, Matteo Alieno è immortalato in copertina mentre si libra in volo dalla finestra di casa, volando leggero sopra le opinioni della gente che al mondo non ci sa stare. Il volo di questi tre giganti era ovviamente un chimera: fu necessaria la speculazione scientifica, la Fede e il fotomontaggio per renderlo possibile. Allo stesso modo, la sfida del cantautore romano necessita dell'ispirazione e della musica per far sì che il suo decollo non passi inosservato in una società già di per sè incline "a far vivere i suoi partecipanti come turisti" e con la "paura di non essere abbastanza". Riesce nell'impresa il terzo disco dell'ex beniamino di Ambra Angiolini ai tempi dei talent? Un po' a metà, perchè al netto di un pop di qualità e di un messaggio di fondo tanto intimo quanto inflazionato nell'agone discografico, la veste ricamatagli attorno alterna ottime intuizioni a ripiegamenti più a buon mercato. Ma iniziamo con lo spoiler, un messaggio chiaramente intuibile e già presupposto nel titolo: nessuno sa stare al mondo, e questa fragilità per paradosso conduce all'opprimente competizione sociale, "una festa dove non ci si sente a proprio agio", un mondo di squali in cui è facile sentirsi Tonni. Un disco quindi nichilista? Non proprio: "senza un euro, senza amore, si può fare comunque".

Ma partiamo dalle note più liete. Senz'altro il disco presenta momenti interessanti e, quasi ancora per paradosso, questi rappresentano tutti ripescaggi dal sapore retrò: l'opening de Il Protagonista e Tonno sono spassosi omaggi al Lucio Battisti degli anni '80, quello del Monolocale e della Giornata Uggiosa, del piano/synth-rock e del pastoso funky-groove; incalzanti ballad uptempo che emanano ottimismo inarrestabile a discapito di qualsiasi "invettiva" in esse contenute. Spalle è un bel cantautorato che gioca col brit e il motown (a un certo punto gli archi fanno persino una citazione a Whatever degli Oasis); Piselli sembra un pezzo adespoto di Finardi; Nessuno sa Stare al Mondo prende i prestito i ritmi di Daryl Hall & John Oates. Limitato a questi momenti il disco diverte e coinvolge con poche obiezioni, salvo stemperare eccessivamente la verve con brani come Fossi più Leggera, che parte come Teorema, ma diventa poi lo stampino più calcuttiano che potreste immaginare. Persone sembra una via di mezzo tra i Muse pianistici e il cantautorato italiano più melenso; Ansia è un inno ribellistico un po' nazionalpopolare quasi in salsa Tear for Fears; Si Può Fare chiude in melodramma morganiano col graffio nella voce.

Al netto delle intuizioni più azzeccate e dei momenti meno riusciti, il pop di Matteo Alieno è una formula sofisticata e dal gusto un po' vintage, a tratti si direbbe quasi chic (sottolineata peraltro dal look mod e beatlesiano a cui alludono le foto nel booklet). Il senso di leggerezza emanato da certe atmosfere '80s rappresenta il perfetto contraltare al volo della copertina e all'umore dei versi di questa setlist: quello di un cuore genuinamente speranzoso e ottimista, ferito dal contesto sì, ma non per questo domo, nonostante tutto. Forse è questa la via più autentica per il futuro della sua produzione artistica.