Quando 50 anni fa David Bowie inventò il futuro

Quando 50 anni fa David Bowie inventò il futuro

Esattamente cinquanta anni fa, David Bowie rilasciava con RCA il suo decimo album in studio, Station to Station, il disco di cui lo stesso autore "non ricordava la realizzazione" a causa di uno stato psico-fisico indotto dalla rigida dieta a base di cocaina, sigarette, peperoncini e latte. Una delle sue tante trasformazioni: nel 1976 si presentava ieratico su fondo nero, investito di una luce bianca che lo immortalava nel suo sguardo allucinato, coi capelli ossigenati e i vestiti di un personaggio da cabaret della Repubblica di Weimar. È "l'esile Duca Bianco", è l'epitome della sua transizione: reduce da Young Americans, Bowie viveva ancora a Los Angeles, ma già iniziava a guardare alla musica mitteleuropea, al movimento kraut e ai ritmi motorik. Il disco passerà alla Storia per un lascito culturale a dir poco fecondo. Volendo entrare più nel merito del disco, abbiamo incontrato Francesco Bommartini, giornalista e autore del libro "A Berlino con Davide Bowie", edito da Giulio Perrone Editore. Qui di seguito il nostro scambio:


Foto di Andrew Kent, 1976

Tra il ’75 e il ’76 Bowie aveva lasciato Londra per Los Angeles, immerso in eccessi legati alla fama e alle dipendenze. Era il suo momento di transizione prima del periodo berlinese, come si riflesse nelle sonorità del disco?

Si riflette innanzitutto sull'esperienza in studio. Come riportato in più occasioni dallo stesso Bowie, non ricorda quasi nulla delle registrazioni. Quello che sa è stato riportato direttamente da chi lavorava gomito a gomito con lui. Risulta quindi ancor più miracoloso l'eccellente risultato ottenuto, a livello musicale e di riscontro dalla critica, per Station to Station. A mio parere forse quel periodo stralunato, oltre ad aver portato tanto dolore, ha anche spinto su un'apertura degli orizzonti di Bowie. È un sospetto mio, quel che è certo è che la titletrack contiene tutta una serie di suggestioni che effettivamente anticipano il periodo berlinese a livello discografico

È in questo periodo che concepisce il personaggio del Duca Bianco, una figura glaciale e distaccata,quasi inquietante

È parte di un cambiamento e di una narrazione sullo stesso. Sicuramente il legame con Berlino, e anche con il periodo bellico, è affine. Quella città, pur con un evidente afflato internazionale e un'apertura "altra" a tante forme di cultura e sperimentazione, rimane tedesca in alcuni aspetti. Tra i quali la spigolosità di certi angoli, di certi profili. E anche il profilo di Bowie, complice una magrezza che nel periodo losangelino era divenuta preoccupante, lo era. Ma glaciali erano anche alcuni suoni, quelli creati ad esempio nella scena kraut ed elettronica. Movimenti che su Bowie hanno avuto impatto
Foto di Tom Kelley, 1975

L’opening sembra anticipare l’epoca post-punk e new wave, in che misura hanno influenzato le generazioni successive di musicisti?

Ha avuto assolutamente un suo impatto, specie sui musicisti più attenti alla ricerca, tra i quali appunto alcuni relativi alle scene che hai citato. Gary Numan, ad esempio, ma anche Bauhaus e Joy Division. Ma pure Duran Duran, Spandau Ballet e Ultravox non ne sono esenti. Non dico che Bowie sia stato, negli anni '70, il corrispettivo dei Beatles negli anni '60, ma ha sicuramente aperto una strada. Anche Marylin Manson e Nine Inch Nails, con cui peraltro Bowie ha poi collaborato, rimandano a visioni avute da Bowie

Del resto compaiono già synth e un certo minimalismo che sembrano dialogare con i modelli europei del kraut e dell’ambient. Quanto c’è già qui della ‘scena berlinese’ che Bowie abbraccerà pienamente dopo?

Come dicevo inizialmente c'è parecchio. Specie nella titletrack. E forse anche in Tvc-15. Ma ci sono, invero, anche tante riproposizioni di stilemi proposti nel recente passato, seppur "rivisti" con una carica - sia sperimentale che di compiutezza - anche maggiore. Alcuni esempi sono Golden Years e Stay, che peraltro è un omaggio a una figura fondamentale per Bowie, cioè la sua assistente-tuttofare Corinne "Coco" Schwab

In TVC 15 già si parla di intrusioni tecnologiche nella vita quotidiana o in Golden Years del dark side della mondanità e della fama...

Senza dubbio Bowie ha spesso dimostrato di essere "sul pezzo", sull'attualità, ma anche in grado di avere visioni aderenti al futuro. E' il caso, ben più avanti, della sua attenzione nei confronti del web, peraltro dichiarata anche in alcune interviste con Red Ronnie. E lui stesso ha creato uno dei primi siti di un artista. Tornando al periodo Station to Station senza dubbio Tvc-15 è dedicato alla sua tv...ovviamente con un testo visionario. Ma ci sono anche brani relativi alla sua "crisi mistica", come Word on a Wing

All’uscita la critica non fu del tutto entusiasta dell’opera che invece è stata rivalutata solo successivamente. Come si spiega questa discrepanza?

Alcune opere, assolutamente anche discografiche, hanno bisogno di una storicizzazione per essere interiorizzate adeguatamente. Credo semplicemente che per Station to Station sia valso questo discorso. D'altronde, la sua stratificazione sonora, pur riprendendo degli stilemi già ampiamente scandagliati da Bowie, ne ha anche inseriti di nuovi. Discorso similare può essere fatto per il successivo Low, osteggiato dalla sua casa discografica (la RCA) e apprezzato solo in parte inizialmente, forse anche a causa della mancanza di pezzi forti come Heroes, che da un singolone al successivo. Anche questo è un disco che è stato completamente ristabilito e anzi celebrato negli anni successivi

Qual è, a suo avviso, la lezione fondamentale tramandata da questo disco, il motivo per cui ancora oggi è così venerato da ascoltatori e musicisti?

Sicuramente il coraggio di osare. E di cambiare. Intendiamoci, il cambiamento ha caratterizzato gran parte della vita di Bowie, anche prima di Station to Station, anche negli ultimissimi periodi. In tal senso basti pensare a quella perla, costruita su una base jazzata, di Blackstar. Ma mi sembra di poter dire che rispetto agli album precedenti Station to Station ha comunque inserito degli elementi alieni rispetto al sound dell'epoca. Questo è riscontrabile anche nei testi, in cui la Kabala e lo gnosticismo hanno un peso specifico debitamente connaturato con il periodo, e gli approfondimenti, che l'artista inglese portava avanti in quel periodo. Il cambiamento dovrebbe essere sempre d'ispirazione per ogni artista. Oggi purtroppo, temo anche a causa del sovrautilizzo dei social e della relativa globalizzazione, questa attitudine lascia il posto alla volontà di soddisfare l'ascoltatore. In Bowie spesso questo aspetto era conseguenza di un'attitudine altra, votata a una ricerca profonda e una voglia di fare quello che riteneva giusto. Si tratta di concetti antitetici. Il fine non giustifica sempre i mezzi, almeno non come lo intendiamo noi. Le acredini con la RCA ai tempi di Low sono esemplari nell'ottica di avere coraggio seguendo le proprie attitudini. Il pubblico a volte va educato, o quantomeno è bello sapere che nel mondo qualcuno prova a proporre qualcosa di più originale possibile