Ripensare marzo in 4 dischi

Ripensare marzo in 4 dischi

Ed eccoci, come ogni mese, a fare il punto sulla trentina di giorni appena trascorsi. Se la scorsa tornata sembrava già doloroso riavvolgere il nastro, chissà come avrebbe reagito il Me di un mese fa davanti a un possibile spoiler sull'apertura di un nuovo fronte di guerra, sul rincaro alle stelle del carburante, sull'esito del referendum, sulle nuove tensioni geopolitiche nonchè riguardo l'incetta di premi Oscar riscossa da quella pecionata assoluta di Una Battaglia dopo l'Altra (qui per la recensione in cui implodo contro Paul Thomas Anderson). Questione di priorità. Così è (se vi pare). Ad ogni modo, vi lascio qui con quattro segnalazioni.


Vov Vov! - Hot Jams Need Two Gloves

Vov Vov! Hot Jams Need Two Gloves

Riavvolgendo il nastro a questo giro, in barba a qualsiasi drammatico rincaro-carburanti, torniamo a velocità costante su un'autobahn che, dalla Berlino anni '70 della Kosmische Musik, prende la tangenziale per Firenze da dove i Vov Vov! rilasciano il loro secondo EP. Due singoli, due lunghe suite psych-rock che si trasformano in vere e proprie jam session: si parte coi ritmi da cavalcata motorik dei Neu! e si finisce con organi e coretti tra i lisergico e l'erotico da privè con djinn chair e lava lamp. I convitati di pietra, tanto per cambiare, sono gli immancabili King Gizzard & the Lizard Wizard e gli Osees di Metamorphosed. L'idea probabilmente non è originalissima o rivoluzionaria, ma la proposta teuto-retro-futurista attualmente, almeno a quanto mi risulta, manca quasi totalmente in Italia.


Emilio Robot - L'Era Individuale

Emilio Robot, L'Era Individuale

Dopo un viaggio chilometrico a ritmo di colpi kraut, percorriamo un'altra strada, in questo caso più sottocutanea. Perchè Emilio Robot è un progetto di cui già parlammo tempo fa in uno speciale dedicato e che riteniamo opportuno qui ricordarne in breve il senso. Il giocattolo, a cui il nome fa il verso, rappresenta per la generazione dei '90s l'archetipo di felicità e di infanzia: idealizzata e nostalgica per i millenials dal passato più agiato; chimerica e rimpianta per i meno benestanti a cui non venne mai regalato. Un concetto che si riverbera tra le note spiccatamente emotive anche di questo nuovo lavoro, l'Era Individuale, in cui sembrano subentrare anche suggestioni alla Sigur Ros (Al di là del Mare) e asprezze che non si avvertivano nel passato di Jacopo Grande (Sindrome dell'Impostore). Asperità che, del resto, dando una scorta ai titoli della tracklist non creano meraviglia: l'impressione è che dall'infanzia (Le Transizioni) si sia passati all'età delle consapevolezze.


Quercia - Mentre i monsoni curano e scuotono l'erba rimasta

Quercia Mentre i monsoni curano e scuotono l'erba rimasta

E visto che restiamo in tema viaggi, non potevamo esimerci dal menzionare il 'ritorno' che più ci ha colpito negli ultimi tempi, senza riuscire a ben capire se in positivo o in negativo. Perchè prima di questo nuovo EP con lungo titolo da epigramma, mai avevamo sentito nei lavori dei Quercia una componente elettronica così spiccata (Ombra; Sottovoce che inizia come un pezzo di Siouxsie; Neve che sembra prendere i loop dal nu metal e sfociare in un inusitato blast beat). Giusto arricchire la formula, scelta apprezzabile a prescinere dal gusto soggettivo; meno chiara, invece, la direzione umorale. Perchè escludendo le urla disperate nelle due tracce finali, il resto del disco è marchio Quercia in piena regola: Mantenere è il sequel di Non Mi Vedi e, se non fosse per dei 'parodistici' coretti campionati, Inammissibile potrebbe tranquillamente rappresentare il Lato B di Crollo. Se il glow up diDove si Muore Davvero impressionò un po' tutti, questo EP sa di capitolo interlocutorio, con la band aggrappata a modelli consolidate in attesa di cambiare nuovamente pelle.


Era Serenase - BGR

Era Serenase, BGR

E per concludere, in un'epoca in cui si può ricorrere agli arcobaleni anche per raccontare l'aumento delle accise sul tabacco, gli Era Serenase riportano il discorso all'essenzialità delle prese scart attraverso cui un tempo si vedevano le immagini sui Mivar. Il Blu (che nell'espressione inglese è già sensazione), ossia la disillusione e la malinconia, la consapevolezza che "l’ultimo giorno dei giorni è lungo pochi secondi"; il Giallo, comunemente associato alla malattia, per parlare del finto e morboso "brodo primordiale" in cui viviamo; il Rosso della cruda e crudele realtà, della consapevolezza che "in certe zone del mondo lontane da qua restare vivi è una probabilità". Ovviamente qui l'urgenza non è tanto nella forma, quanto nel messaggio. Anche perchè, al netto di un trend che rischia di diventare talmente inflazionato da risultare nazionalpopolare, qui il j'accuse arriva diretto, senza mezzi termini e compromessi. A volte forse è il caso di fare un passo indietro rispetto alle solite valutazioni un po' stantie su produzioni, barre e beat per lasciar parlare semplicemente la musica.