The Molotovs - Wasted on Youth
Le linee sartoriali eleganti che negli anni ’60 divennero simbolo della ribellione mod tornano a vivere oggi in uno dei ritorni estetici più massicci dell’ultimo cinquantennio. Nel panorama alternative, questa estetica rischia spesso di tradursi in revival sterili o produzioni eccessivamente patinate. I The Molotovs scelgono invece una terza via: tornare alla radice, ma con i nervi scoperti.
“Quando la giovinezza smette di essere nostalgia e torna a essere rumore”
Wasted on Youth, primo full length della band londinese, non è un semplice omaggio ai The Jam. È un disco che usa quell’eredità, così lontana nel tempo, come linguaggio per raccontare una giovinezza irrequieta, fisica, imperfetta. E se l’occhio vuole la sua parte, soprattutto nell’epoca iper-digitale, sul palco la band non recita: amplifica visivamente quello che già succede nella musica, trasformando ogni brano in un manifesto d’identità.

La traiettoria dell’album emerge già dai singoli More More More, Today’s Gonna Be Our Day e Rhythm Of Yourself: tre tasselli che anticipano un lavoro capace di muoversi tra spigoli punk e aperture pop senza perdere coerenza. L’apertura con Get a Life è una vera spallata: batteria secca, basso elastico, chitarre che graffiano riff pensati per il corpo prima che per le cuffie. È un mantra che si ripete quasi per tutto il disco, salvo alcune eccezioni che ne mostrano il lato più vulnerabile.
Tra queste Daydreaming, con le sue chitarre ariose e un evidente sapore britpop, e Nothing Keeps Her Away, ballad che rappresenta la prima crepa emotiva dell’album e che ricorda la delicatezza di That’s Not Me dei Beach Boys. Non passa molto prima che l’indole mod torni a far capolino con More More More. La titletrack alterna quiete e deflagrazione, tra fuzz stoogesiani e ritmi serrati, restituendo perfettamente l’idea di una giovinezza sospesa tra slancio e disincanto.
Al di là di alcune divagazioni pop-punk in Newsflash e Popstar, il vertice del disco resta probabilmente Rhythm Of Yourself, per quell’equilibrio raro tra attitudine mod e immediatezza pop. Geraldine si fa più architettonica: build-up continui e variazioni armoniche non banali mostrano come la band sappia progettare un brano, non solo reagire con energia. La chiusura con Today’s Gonna Be Our Day, secondo singolo, è luminosa e malinconica insieme: il ritornello apre, il pre-chorus trattiene, una Town Called Malice filtrata attraverso una lente più sporca e umana.

Sul piano visivo, la band completa il quadro: completi asciutti, silhouette tese, estetica mod, che sembrano arrivare più dai club londinesi di fine ’70 che dai feed digitali. Non è nostalgia da cosplay: è estensione del suono. Dove le chitarre tagliano, l’immagine resta controllata; dove la musica esplode, l’attitudine diventa fisica. In una scena piena di band intercambiabili, i Molotovs rendono riconoscibile il proprio immaginario quanto le proprie canzoni.

In definitiva, Wasted on Youth è un esordio solido e identitario, capace di trasmettere urgenza, immaginario e scrittura, pur mostrando i limiti tipici di un debutto: formule che a tratti si ripetono e alcune soluzioni prevedibili. Ma è proprio in queste imperfezioni che si intravede il potenziale dei The Molotovs. Non un punto d’arrivo, ma un primo passo credibile e già personale dentro la scena contemporanea.