Tommaso Paradiso - Casa Paradiso
Eccolo che ritorna, ineluttabile come la stagione del cancro e del leone, lo space cowboy 0% THC del rione Prati, completamente fedele alla linea. Non tanto disciplinare, ma questo non ci sorprende più di molto, visto il fresco (e contraddittorio) reclutamento nella line up del festival sanremese, quanto musicale (ma, anche qui, sfido i più a provare stupore). Perchè tra un campionamento trafugato "sottobanco" con malcelato compiacimento ad Higher Power dei Coldplay e l'ennesima dedica all'unica canzone di Annie Lennox che sembri aver mai ascoltato (No More "I Love You's"), il Tommaso nazionale continua apparentemente ad aggrapparsi, unghie e denti, alle stesse esperienze da nostalgico 40enne in crisi ormo-serotoninica post-adolescenziale e lo charm da sommelier del gentil sesso ormai quasi d'antan, con cui nello scorso decennio ha parlato al cuore di millennials fuori sede e gen Y piccolo borghesi pronti a colmare il vuoto discografico dei vari Carboni e Cremonini, portando alle estreme conseguenze il concetto di relatable.

Ranieri al Cagliari, E.T., Luca Carboni allo stereo, il cupolone che si vede dalla finestrella della cucina, i piedi dell'ex ai tempi dell'università appoggiati davanti al vetro del pandino e le buste piene nel portabagagli quando si poteva fare il pieno alla Coop: memorie di un tempo spensierato che fu, ridotte ora che "pure la sigaretta è diventata elettronica" a tonici a base di dopamina contro la malinconia. Vuole tornare a casa sua, Casa Paradiso, anche se non è più quell'isola felice della sua adultescenza. Verrebbe da dire: ringrazia Iddio che ci sia ancora. Perchè tra guerre e riarmi, democrazie al limite e diplomazie quasi da operetta, a volte dimentichiamo quanto questo sia poco scontato. Chi scrive non è per l'impegno politico a tutti i costi che, anzi, spesso sfocia nella militanza performativa (lo ammetto, ho ceduto anch'io alla fascinazione di questo aggettivo così in voga oggi), ma l'operazione è eloquente. La verità è che il benessere ancora generalmente diffuso in Occidente, rispetto al resto del mondo beninteso, veicola il mainstream europeo verso crisi più domestiche che globali. Non saprei spiegarmi in altra maniera la sindrome dell'età dell'oro da cui è affetto il cantautorato easygoing nostrano di questi anni, forse anche eccessivamente mood-lifter negli arrangiamenti rispetto alle dimensioni dei problemi decantati nei singoli.

Sul disco dell'ex thegiornalista che dire in ultima analisi? la vena è sempre la solita: quell'immarcescibile ansietta che ti prende la domenica pomeriggio senza partite per la sosta nazionali, quell'incolmabile vuoto che si cerca inutilmente di sopprimere sbagliando a vivere, tra un drink e una sigaretta "che anche se fanno male, aiutano a campare". Stemperati da tempo gli umori clubbaroli di Riccione, sembrava che Tommaso volesse ambiziosamente imboccare la strada del cantore di una romanità alternativa, solo vagamente suggerita, un Antonello Venditti dall'emotività ugualmente universale ma al tempo stesso meno localistica. La realtà è che il nostro da anni si preparava alla platea sanremese, tra sguardi dall'ammiccamento manigoldo ma rassicurante a mogli e mariti davanti la tv e ballad tutte sviolinate e accordoni risonanti a trazione mono-plettrata. Dovendo spendere un gettone, a chi volesse immaginare il singolo in gara, consiglierei di ascoltare Spettacolo.