Top 10 singoli novembre 2025
A Novembre, la "posta in arrivo" si riempie in un istante, mi dicevano "ascolta" ed io restavo inerme, tu non sembri neanche più così forte di come ti credevo nel pre-ascolto a novembre. A Novembre, il mio Spotify non si veste più di voglie, l'algoritmo è stato sempre più forte di ogni mia convinzione. Se non l'avete letta canticchiando siete troppo giovani e vi invito a non andare avanti nella lettura: non può esserci comunicazione tra noi.

10 | Blue 27
Casa Sopra
Novembre è saudade, che sia dei soleggiati momenti estivi o che sia dei tempi in cui non dovevi far fronte alle rotture della vita indipendente e quotidiana (il phon che rimane acceso, i panni da stirare, le pulizie domestiche). E allora giù di bossa nova e tropicalia. Me la immagino concepita in salone, fischiettando casualmente, tra un passaggio dell'aspirapolvere e un altro. Più indie di così, si muore.

9 | Telemagenta
Lodi TVB
Nell'ordine: synthpop e acronimi in odor di Tim Tribù che risvegliano alcune sopite memorie anni 2000 come i Dari; il Cielo è Sempre più Blu come faro e riferimento lirico; la tradizione di rancore verso la vita meneghina che risale fino ad Alberto Fortis; ritornelli ossessivi sull'esempio di Cuoricini quale bussola uditiva. Lo strano mix che (non) meritavamo (?) Boh, non lo so. Di certo difficilmente potevamo concepirlo a scatola chiusa.

8 | Fitza
Divento Matta
Conflitti familiari irrisolti, amore fraterno tossico, silenzi, orgoglio, affetti repressi. La vena è sempre quell'alternative rock molto nostrano, con tanto cantautorato e voglia di raccontarsi altrettanto italiani, a cui Fitza ci aveva già abituato. Sempre in bilico tra il far partire il pogo e il fermarsi per un ascolto da camera più introspettivo e contemplativo.

7 | Odd Socks
Bittersweet/Cherry Lady
Suona come la cugina disillusa di Congratulations degli MGMT, per dolcezze zuccherose e rimorsi acri. Carezza e ti prende a schiaffi con la sua melliflua malinconia pop, senza tentare particolare dribbling con stop orientati, preferendo uscire con due tocchi, se non scaricare proprio all'indietro al portiere (scusate la metafora calcistica, ma è la band stessa che sembra presentarsi nelle foto della press come un gruppo di panchinari prestati alla musica). Oddsocksball.

6 | Lostatobrado
Cusna
Forse questa top 10 non era il posto migliore in cui trattare un'opera simile, più adatta probabilmente a un museo di arte contemporanea, ma approfitto dello spazio per raccontare la proposta decisamente "alternativa". Immaginate registrare in una chiesa toscana con un organo del XVI secolo che offre lo sfondo a campionamenti elettronici dei suoni della natura e, nel mentre, una voce che descrive i passaggi di stato di questi. Inno "sacro" per modo di dire; forse, più che "laico", si attaglierebbe quasi meglio l'aggettivo "pagano".

5 | Roberto Montisano
Non fa Niente
Il soundtrack dei dive bar il lunedì sera, per affogare i malanni nel whiskey, guardando un punto fisso nel vuoto alla finestra mentre fuori cade la pioggia. Whammy guitar piangenti, synth crepuscolari e una voce che sussurra dolente ricordi andati chiosando con un caustico "fa niente". Stamattina presto forse "si è impiccato" pure l'algoritmo di Spotify, ma da quando mi è capitata l'ho risentita incosciente una decina di volte di seguito. È il caso che mi ponga qualche domanda sulla mia vita?

4 | Udi
Tabù
In anni di produzioni ipertrofiche in studio, pezzi scritti a dodici mani tra co-autori e arrangiatori, ammiccamenti continui a trend e sofisticatezze liriche alla ricerca di una via d'uscita dal congestionatissimo traffico delle uscite settimanali, l'alternativa vincente è forse la più semplice e spontanea: quattro accordi alla chitarra, una voce limpida e sentimenti a cuore aperto. L'ipotenusa della nostra esistenza. Meglio una parola sincera che cento costruite, dirlo oggi sembra quasi un tabù.
3 | Caspio
Dimmelo Adesso
Si direbbe la risposta italiana fuori tempo massimo agli Smashing Pumpkins, anche perchè la voce gracchiante, gli arpeggi a cadenze whammy e le esplosioni improvvise di distorsioni melodiche li richiamano in tutto. Persino quel "cosa resterà di noi adesso" emana forti vibes 1979. Non è un cosplay, non è neanche un revival perchè la produzione suona moderna, ma a prescindere da tutto è un pezzo che non tradisce la tradizione 90s funzionando anche come easy listening. Ottimo lavoro

2 | Fringuello
Mirò
Tipologicamente sembra una Penny Lane italiana, senza voler scomodare Beatles, Mac DeMarco e i tempi della Swinging London. Però ecco, l'idea un po' goliardica di operare in ambito lo-fi con questi riferimenti piuttosto espliciti ha la sua ragione d'essere. Easygoing e ilarità sono la chiave, anche perchè fuori è un D Day. Meglio chillarsela prima di una brutale invasione del proprio spazio.

1 | No Pine Mall
Impostor Syndrome
Tra tutte le proposte di questo novembre, il singolo del quartetto monzese sembrava soffrire effettivamente, come paventava il titolo, la sindrome dell'impostore. Quasi 6 minuti di canzone e si inizia a cantare superati i 3, dopo una lunga suite di nebulosi arpeggi post-rock: letteralmente il demonio per le logiche dello streaming musicale. Però ecco, semplici complessi mentali. Le identità forti si stagliano al di sopra di questi filtri. Una delle proposte italiane più convincenti degli ultimi anni, lo sostengo da tempi non sospetti.