Vikowski - Consistency

Vikowski - Consistency

Diciamo pure che non era proibitivo intuire la nuova svolta intrapresa dai milanesi Vikowski, e anche chi avesse già potuto saggiare l'anima pienamente '90s dei predecessori (ndr. il debutto del 2017, Beyond the Sky Line, e il successivo The Long Run, 2021) non ne sarebbe rimasto particolarmente disorientato. Qualora non fosse sufficiente la cornice tipografica e l'iconico font di Peter Saville a fare il verso alla copertina di Closer, si notino i titoli della setlist: Warsaw, come erano soliti farsi chiamare, appunto, i Joy Division ai loro esordi; le parole bisillabiche e di richiamo a un mondo grigio e deteriore (Pollution, Decay, Nightwalk). Insomma, un immaginario chiaro e immediatamente delineabile. Tutto risulta grammaticalmente corretto, sebbene l'operazione suoni a tratti dichiaratamente come un falso storico, a prescindere dalle accezioni di valore ad esso attribuibili. Perchè questo Consistency, ai fatti, non solo suona come il 1979, ma è stato anche prodotto come se fosse dovuto uscire nel 1979.

Registrato presso il Fama Ghost Factory di Lorenzo Pisanello e rilasciato con Icy Cold Records, l'effetto complessivo di questo disco è quello di una raccolta fotografica di Romina Ressia (ndr. fotografa argentina che combina l’estetica rinascimentale con oggetti moderni, generando immagini contemporanee che sembrano venire dal passato). Si parla di sottomissione al sistema, di mercificazione dell'anima, di conformismo, di ansia sociale e traumi.

“Ho venduto la mia anima in cambio del comfort, l'ho venduta in cambio della sicurezza, l'ho venduta ai numeri, l'ho venduta alle banche”
"Stai in fila e aspetta il tuo turno, ogni volta mi corrode lo stomaco"

Ormai saremmo quasi tutti inclini a classificarli come clichè del genere, norme sintattiche, ma astraendoci da una mera analisi tecnica, si noti come tutte queste sensazioni afferiscano a patologie presenti, in modo e misura diverse, tanto oggi quanto negli anni di outbreak della Guerra Fredda, tanto a Macclesfield quanto a Milano (forse oggi il centro italiano che meglio può incarnare quell'alienazione e gelo nel cuore da mondo post-industriale).

Romina Ressia, Combo Meal, Hofa Gallery, 2013

A voler "filologare", fatta eccezione per la chiusura con Summer Rain, che si ricongiunge con le radici depechemodiane già presenti nel precedente lavoro, l'intero album è un'attività di scavo e recupero nell'archeologia dark e post-punk, passando da Ian Curtis ai New Order, in cui persino i synth più moderni e le batterie digitali sembrano mettersi in costume d'epoca per una mascherata da period room. Il senso è trovare un ponte? un filo di congiunzione tra epoche? Alcuni potrebbero trovarlo un prodotto retromaniaco, altri un divertissement fine a sè stesso, altri ancora un'operazione di cortocircuito storico. L'impressione personale è che a direzionare il tutto ci sia sottopelle un certo sentimento nostalgico, ma nell'incertezza sull'approccio esatto con cui avvicinarsi al disco, ci rimettiamo alla libertà di scegliere dei timpani, della testa e soprattutto del cuore degli ascoltatori