Vivere tra le rovine, fotografare lo stato brado
Sarà presentato per la prima volta questa sera nella loro Bologna, presso il Locomitiv Club, l'ultimo album de Lostatobrado, Ahimè, rilasciato lo scorso 12 dicembre per Locomotiv Records con il supporto del collettivo Ramaglie. Abbiamo scambiato alcune parole col trio, vista la densità di temi toccati dal recente lavoro di Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra, da loro stessi etichettato con l'atipica definizione di "musica elettroacustica post-agricola", corredato dalla copertina teatrale ispirata al Maggio Drammatico dell’Appennino Tosco-Emiliano e per la cui scrittura sono stati tirato in ballo i riferimenti più disparati e accattivanti (Radiohead, Björk, CSI, Iosonouncane, Morricone). Qui di seguito le nostre domande:

Vorremmo iniziare l’intervista con una domanda relativa a una curiosità per la quale vi sarete sicuramente ritrovati già a rispondere più volte. Cosa intendete esattamente per estetica “post-agricola”? Quali peculiarità del nostro tempo possono connotarsi con questa etichetta?
Vivere tra le rovine, il rapporto malandato con la tecnologia, venire da luoghi di provincia che vivono fuori dalle cronache
Avevate dei riferimenti precisi durante la scrittura del vostro primo album? Da che background musicale venite a livello personale?
Per il primo ci siamo sentiti abbastanza liberi. Noi tre eravamo i nostri riferimenti. Sicuramente per tutti e tre i Radiohead e i lavori singoli dei singoli componenti, anche relativi alla musica per film. I CSI, con i loro dischi folgoranti. I Beatles, maestri di scrittura
La copertina del disco che richiama almeno idealmente Sgt. Pepper’s ha un significato preciso? Come si lega alla setlist?
Volevamo fotografare lo stato brado. Un gruppo di persone/personaggi: il buono, il cattivo, il mago, l’ambasciatore, il mostro coccodrillo. Nella letteratura, nell’epica e nel teatro popolare c’è scritta la storia del mondo. Guardando le facce di ogni singolo personaggio, la setlist cambia un po’ significato forse

Quali sono le motivazioni più profonde che sottendono questo disco? Qual è stata la miccia che vi ha ispirato nella scrittura?
La miccia sono stati i suoni. Campionamenti improbabili, modificati altrettanto improbabilmente che hanno dato a vita a suoni invece estremamente plausibili, che ci hanno acceso, e che hanno fatto sì che le sparute canzoni che ci sembravano decenti (tra le 40 ore di musica registrata) acquisissero un senso profondo
Se vi chiedessi di descrivere lo stato d’animo che vuole trasmettere il vostro lavoro in tre aggettivi, quali scegliereste?
Delirante nostalgia, accettazione, onestà
Sentite che la forma da voi raggiunta in questo disco rappresenti la vostra personalità musicale al 100% oppure pensate ancora di essere nella fase del “kill you idols”? Che obiettivo vi ponete, come musicisti, sul lungo periodo?
Questo disco rappresenta (come tutti i dischi secondo noi) un piccolo periodo della vita. I dischi non sono che la fotografia di un momento. Come musicisti speriamo di essere sempre guidati dai suoni e dalle nostre sincerissime suggestioni

Chiudiamo con le nostre canoniche domande a bruciapelo, a risposta secca, senza argomentazioni e contraddittorio:
Prima la musica o prima il testo?
Musica
Guilty pleasure musicale?
Lorenzo V.: Gigi d'Alessio.
Alessio V. : canti liturgici della messa (sostituendo la parola Signore con Amore)
Lorenzo M. : Gigi d’Agostino
Canzone che avreste voluto scrivere voi?
Lorenzo V. : Tra le mille Hey that’s no way to say goodbye di Leonard Cohen
Alessio V. : “A natale vuoi scappare” di Senti Tuoni
Lorenzo M. : Spectre dei Radiohead
De Andrè o Lucio Battisti?
Lorenzo V. : De Andrè
Alessio V. : De Andrè
Lorenzo M. : Battisti
Live ubriachi o col fonico ubriaco?
Dal momento che siamo i nostri stessi fonici direi tutti ubriachi
Città preferita in cui vorreste esibirvi?
Pyongyang e Nuova Dehli