Desfemo '26, il Festival di pianura che resiste

Desfemo '26, il Festival di pianura che resiste

Fra le realtà festivaliere DIY in Italia, purtroppo sempre più frammentate e dal respiro localistico rispetto a qualche decennio fa, è emersa negli ultimi anni la rassegna del Desfemo. Un festival veneto, in continua espansione dal 2023, sia come richiamo che come offerta, e oggi, giunto alla sua quarta edizione, punto di riferimento per la scena alternative nazionale. Per l'edizione odierna, che si terrà in una due giornate (30 e 31 Maggio in Piazza Athesia a Boara Pisani (PD), offrirà una line up di 29 Artisti, un artist alley con 15 fumettisti e una mostra tributo al film Le Città di Pianura con reading dello stesso Pierpaolo Capovilla (cantante, tra gli altri, del Teatro degli Orrori e tra i protagonisti del film), oltre a un’ampia mostra mercato di artigianato, articoli retró, una zona sport con rampa da skate, parkour e corsa, tutto a ingresso gratuito. Abbiamo incontrato Matteo Marseglia (detto Mars), co-fondatore del Collettivo Desfemo per capire come un festival di pianura sia riuscito a diventare uno dei nomi più vivi dell’underground italiano.


Desfemo è giunta alla sua quarta edizione, quali sono le novità in programma per l’occasione e quando avete deciso di far evolvere il festival in qualcosa di più ambizioso?

Desfemo per quattro anni di fila si è sempre rinnovato. Ogni edizione prende qualcosa dalle sottoculture che più ci rappresentano. Sport, illustrazione, attualità, editoria indipendente, quest’anno addirittura prendendo ispirazione dal cinema. L’invito di grandi nomi come Pierpaolo Capovilla, che sul palco porterà l’interpretazione de La religione del mio tempo di Pasolini, è sicuramente la novità assoluta. Il tutto nato a ottobre 2025 quando abbiamo visto il film Le Città di Pianura di Francesco Sossai, un fulmine a ciel sereno per noi abitanti della provincia veneta più bistrattata. Quel film ci ha fatto sognare di poter essere qualcosa di più, che anche noi avremmo potuto fare la differenza.

Qual è stata la risposta del pubblico nelle scorse edizioni?

All’inizio si faceva più per gli amici, siamo sempre stati abituati fin da adolescenti a creare momenti musicali, la scena di Rovigo, molto nascosta, ha sempre smosso qualcosa in chi si sentiva emarginato da quello che era il mainstream. Da quando siamo riusciti a migliorare con la comunicazione il pubblico si è allargato esponenzialmente (con nostra enorme sorpresa, non ce l’aspettavamo). Dal 2023 abbiamo cominciato a creare interesse non solo alla gente del luogo ma anche alle province vicine, non c’era nulla del genere prima di noi da queste parti, quindi sicuramente la curiosità che siamo riusciti a infondere è stata molta, soprattutto grazie alla varietà di contenuti che fin da subito abbiamo voluto inserire all’interno dei nostri eventi. Non nascondiamo che siamo stati fortemente ispirati da realtà come Sherwood Festival a Padova o dal Venezia Hardcore per quanto riguarda l’esperienza che volevamo dare al pubblico. Sinceramente non vedo l’ora di sapere come andrà quest’anno, le premesse sono abbastanza buone.

Cosa potete dirci sulla line up? C’è stato un filo conduttore che vi ha indirizzato nella scelta delle band?

A questo giro l'abbiamo sicuramente “buttata di fuori”, soprattutto per quanto riguarda la quantità: 27 nomi in 2 giorni. Molti di questi sono nostri amici, altri li abbiamo conosciuti girando per festival e contattati perché ci sono piaciuti. Posso garantire che non guardiamo i numeri o i social, men che meno le classifiche dei siti di streaming, il filo conduttore che ha da sempre collegato Samuele ed io quando arriviamo a dover decidere la line up è soprattutto il voler divertirci e far divertire, sentire bella musica che abbia effettivamente qualcosa da dire, indipendentemente dal genere. Chi viene a Desfemo non lo fa per il singolo nome ma per l’atmosfera, per il mood che si riesce a ricreare attraverso il suono delle chitarre e gli urli di chi calca il nostro palco. La particolarità nella lineup di quest’anno sta nelle opening del primo pomeriggio, dedicate entrambe ad artisti del nostro territorio ma di stili diversi, il sabato cantautorato acustico e la domenica hip hop. Per il resto è il solito vecchio emo, anche se in diverse forme.

Vi sentite in qualche modo la manifestazione di una scena emo/alternative che sta vivendo in Italia un momento felice di rinascita?

Sicuramente sì. Abbiamo beccato un momento storico praticamente perfetto, la scena pullula di band incredibili che, con pochissimi mezzi, fanno bellissima musica e la necessità di creare luoghi per potersi esprimere è impellente. La scena emo-alternative è viva e si sta finalmente prendendo il riconoscimento che merita; noi stiamo semplicemente lasciando gli spazi per farlo.
Foto di Samuele Franco

Avete scelto virtuosamente di mantenere l’ingresso gratuito nonostante le difficoltà, ma quanto è sostenibile oggi un evento indipendente gratuito in Italia?

Abbiamo dibattuto tantissimo all’interno del coordinamento del collettivo riguardo al possibile prezzo dell’ingresso. Noi crediamo che la cultura debba essere accessibile e vogliamo dare la possibilità anche a chi non conosce la nostra di avere una scusa in più per venire a scoprirla mantenendo l’entrata gratuita. Questa ovviamente è una scelta difficilissima perché organizzare un evento del genere su suolo pubblico ha dei costi burocratici assurdi, cosa che poi di conseguenza ricade a cascata su tutto il resto. Non abbiamo grandi sponsor, non abbiamo avuto la possibilità di sovvenzioni europee come molte associazioni e centri sociali più organizzati hanno; guardiamoci negli occhi, fare questo genere di cose NON È SOSTENIBILE senza avere le spalle coperte. Ogni anno ce la facciamo solo grazie all’immensa generosità di chi viene a trovarci e gli va di comprare una nostra maglietta autoprodotta o di lasciare un’offerta libera, senza dimenticare le realtà commerciali locali che scelgono di sostenerci a fondo perduto, per noi è ancora assurdo vedere la voglia di contribuire economicamente a qualcosa come Desfemo.

Sentite di star costruendo una comunità attorno al festival? Anche perché il Desfemo non è soltanto musica in senso stretto, quanto più un contenitore ‘culturale’

Assolutamente sì, le persone con le quali ci interfacciamo costantemente per organizzare gli eventi sono pubblico affiatato che poi si è spontaneamente offerto di contribuire all’idea di collettivo che stiamo costruendo. La musica ovviamente non diventa marginale perché di fatto è il collante principale, ma il contenuto si sta diversificando talmente tanto che stiamo radunando una vera e propria comunità eterogenea, ed è bellissimo. Sono in prima persona grato per l’impegno che vedo investire nel progetto da parte di tutte e tutti, considerando soprattutto il fatto che fino a poco più 2 anni fa eravamo due stronzi in chiamata su Discord e adesso facciamo delle riunioni a cadenza regolare da una dozzina di persone in presenza; con il desiderio ovviamente di crescere ancora di più. Ringrazio tantissimo Deserto Sonoro per l’opportunità e lo spazio di espressione. R*esistiamo insieme.