Dall'indie all'itpop. I 10 anni di Completamente Sold Out

Dall'indie all'itpop. I 10 anni di Completamente Sold Out

Più che fotografare un periodo, gli diede un suo vocabolario. Un po' come già aveva fatto contro ogni pronostico quel blockbuster inaspettato che fu Mainstream di Calcutta, la band di Tommaso Paradiso cambiò sensibilmente rotta rispetto al passato, abbracciando a suon di testi relatable un pubblico più ampio, non rappresentato solo da studenti fuori sede che "lavano i piatti con lo Svelto", pariolini di 18 anni o hipster ai margini. Con un synthpop che più retrospettivo non si poteva, i Thegiornalisti assediarono radio e playlist senza fare prigionieri, dando vita al fenomeno 'itpop' nella sua accezione più mainstream. E così dalle fisarmoniche e le fiamme nei campi rom, e dai crepuscoli neri di tram e anziani in chiesa, l'immaginario indie nostrano si spostò verso le più accomodanti malinconie luminose, fatte di amori irrisolti e drink della sera. Completamente Sold Out, che oggi compie 10 anni dalla sua uscita, ha determinato molto del pop italiano fino ai nostri giorni. Ne parliamo con Isabella Benaglia, autrice di "Thegiornalisti. Roma, Pamplona, Riccione e altri lidi", edito da Arcana Edizioni.


Innanzitutto una curiosità: quali sono ragioni che in quel 2018 ti spinsero a dedicare un lavoro monografico sui Thegiornalisti?

Ai tempi ero una grande fan dei Thegiornalisti, appena uscito avevo recensito Completamente Sold Out su OndaRock, e qualcuno di Arcana Edizioni aveva letto quella recensione e mi aveva contattata: stavano progettando la collana “Cantautori del duemila”. Negli ultimi mesi del 2017 ho scritto il libro, un anno in cui erano usciti dischi incredibili: i Canova, Coez, Gazzelle, Carl Brave e Franco126, Lo Stato Sociale. Un sacco di artisti stavano esplodendo grazie anche alla spinta che Mainstream di Calcutta, uscito un paio d’anni prima, stava dando alla musica indipendente italiana. I riflettori erano puntati sull’itpop, e i Thegiornalisti, soprattutto dopo la hit di quell’estate, Riccione, erano diventati la band del momento.

A 10 anni dalla sua uscita si può dire che Completamente Sold Out abbia rappresentato un disco importante per il pop italiano?

Completamente sold out è stato un disco fondamentale per l’itpop, il disco che ha fatto conoscere i Thegiornalisti al grande pubblico, il disco che li ha portati in radio e a esibirsi nei palazzetti. I testi, le sonorità, la struttura dei brani e il ruolo sempre più centrale di Paradiso hanno decretato una rottura netta coi lavori precedenti. Dalle chitarre e il nichilismo erano passati ai synth e al romanticismo proposto in chiave universale. Erano riusciti a intercettare il grande pubblico mainstream e conquistarlo a colpi di ritornelli confezionati per essere cantati e sonorità studiate a tavolino.

Molti fan della prima ora non apprezzarono però particolarmente questa ‘svolta’ della band, vero?

Tanti fan della prima ora (me compresa) hanno vissuto come un tradimento questo cambio di rotta. Impossibile che fosse la stessa penna di In continuo adesso, Io non esisto o Fine dell’estate. Ascoltando Riccione le prime volte ho pensato fosse di una banalità sconcertante. Cioè, “sotto il cielo di Berlino mangio mezzo panino”, siete seri? Poi ho capito che, semplicemente, avevano intenzionalmente fabbricato un tormentone estivo perfetto, che funzionava a meraviglia: super catchy, con un forte richiamo all’immaginario comune del mare, perfino il videoclip - con i tramonti, gli zaini Invicta in primo piano, i ragazzi che giocano a biliardino e le ragazze che mangiano il gelato negli stabilimenti balneari - porta a quella nostalgia che solo chi ha passato almeno un’estate in riviera Romagnola con delle Superga ai piedi e un bagnino nel cuore può capire. Avevano colto il punto, avevano raggiunto quello a cui da sempre puntavano: la popolarità. Con buona pace dei fan delusi.

Quali furono a tuo avviso i riferimenti musicali che segnarono principalmente l’evoluzione del loro sound in questo album?

I grandi artisti di cui Paradiso è innamorato: Vasco Rossi, Antonello Venditti, Luca Carboni, Lucio Dalla. In generale l’ispirazione arriva da quell’immaginario anni '80 fatto di canzoni con ritornelli da cantare a squarciagola, abbracciandosi, emozionandosi. Canzoni da karaoke, semplici e immediate, che ti fanno stare bene.

In cosa il disco fece la differenza nel 2016? Cosa seppe catturare di quel momento storico che lo portò alla ribalta delle classifiche?

Credo sia stato in grado di fare leva su sentimenti universali come amore e dolore, oltre che sulla "banalità" delle vicende quotidiane. Chiunque può rispecchiarsi in un testo di Paradiso: chi vive l'inizio di un amore e chi ne soffre la fine, chi viaggia di notte in auto, chi odia il lunedì, chi sbaglia a vivere e chi manda messaggi vocali da sottone. Paradiso ha sottolineato più volte che lui vuole scrivere di quello che vive e sente, di cose comuni, come andare al mare con gli amici, e le persone si rispecchiano e si immedesimano. 

Quanto ha determinato o cambiato l’immaginario indie e pop negli anni successivi?

Con questo disco, i Thegiornalisti sono usciti definitivamente dall'immaginario indie per diventare tra i maggiori rappresentanti di quello itpop nell'accezione più mainstream del termine. Poco dopo il loro scioglimento, Paradiso ha fatto uscire Non Avere Paura, nel cui videoclip vediamo un vero e proprio red carpet di VIP al suo fianco, e ai tempi ricordo che con amiche che lavorano nel settore musicale avevamo riso non poco, perché sembrava quasi che volesse far vedere che era lui quello della band con gli amici famosi.

Pensi che oggi il disco venga ascoltato con meno pregiudizi rispetto al 2016, quando il dibattito sull’indie era particolarmente acceso?

Direi di sì, in 10 anni la musica italiana è cambiata tanto, banalmente basta pensare al successo che ha avuto la trap. Ma credo che ai tempi, più che il disco in sé, il tema fosse "perché i Thegiornalisti hanno creato un disco volutamente commerciale e radiofonico ripudiando quella che di fatto è stata la loro poetica finora?". I motivi potrebbero essere tanti: la fama, i soldi, il successo, la necessità di cambiare. Motivi sicuramente comprensibili, che però stonavano con tutto ciò che i Thegiornalisti rappresentavano per chi se ne era innamorato agli inizi.

In conclusione, all’epoca della scrittura dell’album si avvertivano già tra le righe (nelle canzoni o nelle vicende personali della band) le crepe che avrebbero portato allo scioglimento della band?

Completamente sold out lo trovo un disco molto sincero, in cui si sente ancora un po' dei vecchi Thegiornalisti, e in quel tour sicuramente c'era una bella energia sul palco e tra di loro. Poi, con Love, che è stato l'album del successo commerciale, ho avuto fin da subito l'impressione che la scrittura di Paradiso fosse diventata ancora più personale e individuale, e gli altri due componenti fossero sempre più lontani da lui. Era chiaramente diventata una one man band: il tempo di esibirsi al Circo Massimo e tanti saluti a tutti. Credo che il punto più alto, e contemporaneamente di non ritorno, dei Thegiornalisti sia stato Riccione: dopo questa hit è cambiato tutto, ai tempi l'impressione era che da lì in avanti tutto fosse stato pensato e costruito per le radio, per i mega concerti, per il nuovo pubblico. E questo ha lasciato l'amaro in bocca a tanti fan che, invece, ai concerti avrebbero voluto cantare Proteggi questo tuo ragazzo