Dal caos alla forma. Evol e la Gioventù Sonica
A inizio anni '80, New York era una polveriera artistica. Un drappello di ex-punkettoni, infastiditi dalla rapidità con cui l’industria musicale aveva divorato il punk per poi rigurgitarlo come “new wave”, diede vita a un piccolo movimento chiuso e volutamente isolato che battezzarono provocatoriamente no wave. Musica rudimentale, a tratti spigolosa e dissonante, con zero rispetto per qualsiasi convenzione; l’idea di fondo era: creare musica impossibile da cooptare per l'industria. Nel mentre la scena artistica stava deflagrando: i live club di Manhattan somigliavano a spazi artistici, e le gallerie d'arte a rock club. I graffiti di artisti vicini a questa scena come Keith Haring e Basquiat ricoprivano l’East Village e SoHo; musicisti come Laurie Anderson e i Talking Heads facevano da ponte tra il mondo dell’arte “alta” e quello del rock “basso”. I Sonic Youth attinsero dalle idee diffuse in questo ecosistema, trapiantandole nel rock, cosa che gli garantì un prestigio a dir poco longevo. Poche band americane pretendevano di essere considerate “arte”, ma loro sì, grazie anche all’entusiastica stima riservatagli dagli ambienti più sofisticati della stampa musicale e alla (astuta) rete di relazioni che la band riuscì a intessere con altre formazioni della scena.

I Sonic Youth furono i responsabili di una transizione incontrovertibile nella musica americana degli anni '80: il passaggio dal rock della periferia operaia, quella che Joe Carducci definiva la sensibilità “New Redneck”, al mondo degli esteti urbani. Nel 1986 venivano già da due album: Confusion is Sex (1983) era un ascolto difficile, un concept sull'angoscia urbana, molto violento e poco convenzionale; il critico Greil Marcus disse che quelle canzoni “somigliavano ai canti che i bambini inventano quando venivano mandati in camera senza cena”. Bad Moon Rising (1985) fu, come disse Guido Chiesa, “un gioiello di texture al limite dell’atonalità”: mentre le band hardcore gridavano semplicemente “Reagan fa schifo!”, i Sonic Youth trovarono qui un modo più sofisticato e creativo per esprimere lo stesso concetto. Nel 1986 però iniziarono a guardarsi attorno per una nuova etichetta. Racconta Thurston Moore:
“A quel tempo, non esisteva il concetto di essere fieri di essere indie. Essere indie significava solo che non avevi altra scelta perchè le major non erano interessate al tuo prodotto”
Warner Bros bussò alla porta e chiese una copia di Bad Moon Rising, ma quando richiamarono, ricorda sempre Moore, dissero: "Siete sicuri che sia quello che abbiamo chiesto? Perché è solo rumore, una schifezza". Alla fine scelsero l'indipendente SST, un'etichetta che un anno prima aveva già lanciato una band sui grandi circuiti discografici, gli Hüsker Dü.

Il primo lavoro per la SST si chiamò Evol (1986), dal film dell'artista Tony Oursler: "Love" al contrario, il rovescio del mantra hippie ormai vacuo e fallito, da loro già criticato in Bad Moon Rising; ma anche l’abbreviazione di “evolution”, ossia l'inizio della loro ascesa verso un culmine artistico. Il disco era ora pervaso da crescendo e un senso orientale ma, allo stesso tempo, i Sonic Youth iniziavano a riconoscere la musica più convenzionale. In quel momento storico il mainstream stava inglobando l'underground, così come Mtv il cinema d'avanguardia e le major artisti del calibro di Julian Schnabel o David Salle. Cantanti del calibro di Bruce Springsteen e Prince resero la musica mainstream di nuovo interessante in quegli anni, soprattutto agli occhi della band di Kim Gordon, che non aveva mai fatto mistero della propria spiccata passione per Madonna. Una preferenza iconoclasta che però rivelava un gusto per la dissacrazione: da amanti della pop art e del post-modernismo, allora di moda nei circoli intellettuali, questo genere di contaminazioni era una manifestazione di audacia artistica. La stessa Madonna, del resto, amava osare con gli estremi di sacro e profano nelle sue copertine, giocando con la purezza del nome e la sessualità disinibita del suo personaggio. Epressway to Yr Skull (amata peraltro da Neil Young) era stata re-intitolata Madonna, Sean and Me, in riferimento alla cantante, appunto, e al suo ragazzo dell’epoca: Sean Penn. E così, le canzoni in Evol si rivelarono più melodiche che mai. Tom Violence era un’apertura insolitamente calma e trattenuta per un album dei Sonic Youth, e anche in Shadow of a Debt, per quanto le accordature insolite di Moore e Ranaldo restassero una firma distintiva, il suono risultava più arioso e spazioso del passato. La musica suggeriva speranza, una via d’uscita dall’oscurità: la voce di Kim Gordon, qui come in Secret Girl, era seducente. Per la copertina venne scelta un’immagine scioccante: una fotografia in bianco e nero, cruda e spoglia, di Richard Kern con Lung Leg (tratta dal suo film Submit to Me), che inquadrava tutto lo squallore nella downtown di New York, in un momento in cui i primi segnali della rivoluzione reaganiana cominciavano a farsi sentire (il nuovo afflusso di senzatetto dentro e attorno all’East Village era un chiaro segnale che il sistema sanitario era sotto attacco). Eppure la musica contenuta nell’album era più controllata e meno caotica che mai.

Evol segnò la trasformazione musicale dei Sonic Youth. Il fascino dell'hardcore, un movimento underground fino ad allora ben consolidato, stava calando. All'improvviso ciò che succedeva nel mainstream sembrava più provocatorio. MTV si era conquistata un posto importante nella cultura musicale. Piuttosto che sentirsi minacciati da questa nuova invasione pop, i Sonic Youth scelsero di abbracciarla. Il passaggio a SST catapultò immediatamente i Sonic Youth fuori dal ghetto artistico di New York e su un palcoscenico nazionale come mai nessun loro coetaneo newyorkese era riuscito prima. Nel maggio dell’86, Evol rese la band più accessibile al grande pubblico. Prima che il termine venisse codificato, questo disco venne spesso etichettato come “industrial”, ma non era del tutto corretto. La setlist esprimeva lo scenario della New York a metà anni ’80: una sinfonia di clangori, tonfi, boom, ronzii e vibrazioni, traendo però anche ispirazione dall’arte concettuale e da artisti urbani come Robert Longo e Cindy Sherman. I Sonic Youth erano inoltre grandi fan di Warhol, da cui appresero la fondamentale lezione sulla contaminazione tra arte alta e cultura popolare. La loro musica, in questo senso, era l’analogo della corrente neo-espressionista, in altre parole, la quintessenza dell’hipsterismo newyorkese. Chris Morris scrisse di Evol:
“Anche se a tratti possa risultare troppo crudo o sperimentale, i Sonic Youth stanno riscrivendo in modo inconfondibile il vocabolario della chitarra elettrica”
Secondo il New York Times, i Sonic Youth stavano “creando la musica a trazione chitarristica più originale dai tempi di Jimi Hendrix”, e persino People riconobbe il merito del disco, pur in maniera ambigua “l’equivalente uditivo di una discarica tossica della periferia”.

L'uscita del disco fu seguita da una campagna promozionale della SST in cui appariva una donna seminuda e anoressica distesa sul pavimento: «Hai mai visto tua sorella nuda?» recitava lo slogan. Sulla scia della copertina di Evol con Lung Leg e degli effetti splatter nel video di Death Valley ’69, la foto, ancora una volta frutto della macchina fotografica di Richard Kern, era una tipica immagine dei Sonic Youth: disturbante, inquietante, un po’ morbosa, un po’ estrema. La band poi partì per un tour americano, ma la risposta di pubblico fu a dir poco mediocre: si stima che questa trasferta non abbia mai superato le 350 presenze a data. Quando la band iniziava a suonare, i tecnici spesso storcevano il naso e dicevano al loro manager che quella non era musica, ma rumore, per poi andarsene del tutto. Durante i concerti, le accordature irregolari della band creavano una tale parete sonora dronante che rendere distinguibile ogni strumento con l'impianto audio scadente di quei locali diventava ogni sera una sfida. Dopo il live del 2 agosto a Boston, qualcuno diede alla band della cocaina e, desiderosi di assaporare per una volta lo stile di vita rock & roll, decisero di usarla nel furgone. Ranaldo filmava la scena per il documentario del tour: si vede uno del gruppo che la prepara e sempre questo, come nella celebre scena di Io e Annie, starnutisce, facendo volare la droga fuori dal finestrino. In fin dei conti no, forse non erano le tipiche rockstar.