MX Lonely - All Monsters
7.5
Se per la fioritura del termine 'shoegaze' sappiamo indicare un responsabile come la stampa britannica (e in particolare il Melody Maker), al neologismo 'grungegaze' non sappiamo attribuire una paternità certa al di fuori delle generiche community come Reddit. Del resto, la stessa etichetta è piuttosto sfuggente a recinzioni. Eppure parliamo di un fenomeno ormai debordante che, sebbene in Italia non abbia ancora conosciuto una certa diffusione, in USA vanta già da un decennio tutta una sua genealogia che dai Title Fight e i DIIV porta direttamente a band come Nothing e Deafheaven. A unire la ruvidezza disillusa e viscerale del grunge coi riverberi nebbiosi dello shoegaze ci sono anche gli MX Lonely, band di Brooklyn che dal 2022 ha deciso di unirsi al coro dei cantori della fluida e precaria Gen Z. Dopo il debutto particolarmente 'stratificato' di Cadonia (2022), un lavoro considerato da più sponde più da studio che da live per il fitto layering di chitarre e synth, la band è tornata quest'anno con un sophomore dal titolo All Monsters. E se il titolo dà un indizio, la setlist conferma quanto l'opera sia intimamente Gen Z nello spirito, nell'instabilità dell'Io, nella strenua ricerca del proprio Mostro interiore e nel prevedibile umorismo utilizzato come scudo (una di quelle robe del tipo che 'se sei troppo sovraesposto emotivamente sei cringe'). Il mostruoso è qualcosa di inclusivo, non è un’eccezione morale, bensì una condizione umana. Non esiste una distinzione netta tra “buoni” e “cattivi”, tutti portiamo dentro qualcosa di ambiguo e contraddittorio e proprio in virtù di ciò:
“all monsters go to heaven”

Detto ciò, che si possa condividere o meno questa tendenza all'iper-consapevolezza emotiva (si dice indotta da una giovinezza trascorsa in tempi di instabilità, anche se diversi coetanei in-betweeners del sottoscritto, pur essendo diventati adolescenti in epoche non troppo diverse, non hanno sviluppato questo tratto), il disco suona come uno dei lavori più ostinatamente contaminato ed heavy della scena. Kill the Candle in apertura già mostra le carte di un certo feeling con la scena post-hc simil-Narrow Head; in Big Hips , con quella vena slacker che ricorda i Blue Smiley, la voce e le urla morbose di Rae Haas sono ancora più incisive nel trasmettere l'auto-sabotaggio emotivo; Blue Ridge Mtns sembra rubacchiare un arpeggio ai Cure di Wish; Return to Sender e Shape of an Angel sono chiaramente i singoli trainanti (soprattutto il secondo, particolarmente e forse anche involontariamente radiofonico), ma anche i pezzi dove la carica malsana saggiamente creata fino a quel momento un po' si disperde. Segnalo anche la chiusura con Whispers in the Fog, particolarmente Nothing negli spronfondi delle distorsioni e negli arpeggi solenni. All Monsters è un lavoro che si aggrappa mani e piedi alla scena da cui fuoriesce, ma cerca uno spiraglio di margine d'azione per l'espressività più personale. Ad esempio qui la voce arriva dritta, con molte meno stratificazioni e viene messa ancor più in risalto da una tracklist quasi interamente mid-tempo, cercando di amplificare la rarefazione degli arpeggi in senso distonico con l'attitudine sbilenca di certe linee melodiche. E se molti nomi del filone nu-gaze reiterano in testi vaghi fino all'inconcludenza, qui manca poco che non si facciano nomi e cognomi. A suo modo, un lavoro particolarmente generazionale.