L.A. Woman, l'ultimo viaggio di Morrison

L.A. Woman, l'ultimo viaggio di Morrison

Forse è vera la storia secondo cui, come diceva Will Hermes, molti artisti creano le loro opere più intense quando toccano il fondo: basti pensare a Vincent van GoghBillie HolidayNick Drake e Jim Morrison. L'ultimo album dei Doors, che oggi compie 55 anni, è un viaggio mortale nella California del Sud che non sfigura accanto a nulla del catalogo discografico della band. Ancor più sorprendente perchè L.A. Woman venne realizzato in un momento di disastri professionali e spirali personali discendenti, ma la band evidentemente seppe ritrovare nuova verve nel ritorno alle proprie radici blues-rock. Il disco, in questo senso, rappresenta uno dei migliori canti del cigno di sempre, ma la voce roca di Jim Morrison, consumata da droghe, sigarette e alcol, è anche il simbolo di una catastrofe imminente, di promesse non mantenute e di una morte in una vasca da bagno. Ci si è chiesti in tutti questi decenni come sarebbe potuta diventare la voce di Morrison qualora fosse sopravvissuto: avrebbe forse raggiunto quella sorta di eleganza e saggezza vissuta che solo Padre Tempo sa dare? Come faceva notare nel '71 Rolling Stone, Jim qui acquisisce una completa sicurezza nel canto, a metà tra il bubblegum e una "discreta possibilità di essere invitato a cantare una nomination agli Oscar del 1972". L.A. Woman, nella sua maturazione, dà in parte risposta: pur non essendo esattamente raffinato, l’album è più riflessivo, sobrio e la band suona in perfetta armonia, come se non fosse mai stata così affiatata. Era, sempre secondo Robert Melzer di Rolling Stone, il miglior album dei Doors dai tempi dell'omonimo debutto, nonchè il migliore pubblicato in quel 1971.

I Doors rinnovarono il contratto con l'Elektra Records per un solo album, ma le registrazioni cominciarono sotto cattivi auspici. Lo storico produttore dei sei dischi d'oro della band, Paul Rothchild, rimase disgustato dalle prove, convincendosi che la loro musica fosse noiosa e ormai fuori moda (giudicò Riders on the Storm "musica da cocktail"). I quattro, che poi divennero sei dopo aver ingaggiato il bassista di Elvis Presley, Jerry Scheff, e Mark Benno, il chitarrista ritmico di Leon Russell, decisero così di produrre l'album in proprio e abbattere i costi registrandolo nel loro palazzo, subito qualche settimana dopo la nota condanna di Jim per l'arresto di Miami. Gran parte dell'album venne eseguito così nell'inedita forma di sestetto hard rock, fatto che determinò una svolta radicale nel sound della band. La title track, nata come un lento blues e ispirato alle spogliarelliste del Phone Boot, esplose sotto le bordate di basso, i riff alla Chuck Berry e la chitarra di Krieger che riproduce il suono di un motore d’auto. Botnick (ora co-produttore e tecnico del suono) ebbe l'idea di far sovraincidere a Jim (nel bagno piastrellato dove registrava) una seconda traccia vocale, completamente sussurrata, che avrebbe dato a Riders on the Storm la sua atmosfera spettrale.

Rothchild non aveva del tutto torto a proposito del sound dei Doors a inizio anni '70: molta della loro musica era stereotipato R&B bianco. Been Down So Long era un furioso blues in stile garage ispirato al titolo del romanzo di Richard Farina; Crawling King Snake, cover di John Lee Hooker, avrebbe voluto essere un pezzo "Hooker and Heat", ma senza molto calore, mentre Hyacinth House era una triste ballata folk rock (si è insinuato come Oscar Wilde, di cui Morrison era avido lettore, chiamasse 'hyacinths' i gigolò che sodomizzavano). È un rock che trasuda romanticamente il mondo scintillante e notturno del centro di Los Angeles; un mondo alla Pulp Fiction fatto di sirene urlanti, clima torrido e ragazze scaltre in un mondo di topless bar, pillole, cocaina, fumo e (si spera) non morte. L'America evocata nel pezzo dalle maracas e dall'organo gotico in riferimento a una nazione che andava raccontata alla stregua di una casa degli orrori al Luna Park, venne scartata da Michelangelo Antonioni per il soundtrack di Zabriskie Point. Il peggior fiasco della scaletta probabilmente fu Orange County Suite, una sorta di copia carbone del finale epico di The End, ma dalle parole troppo stucchevoli per colpire nel segno. La grandezza del disco è invece raccolta in tre ritratti dell’America, diventata sempre più inquietante e cinica nei versi di Morrison: The Wasp, con le sue immagini beatnik ("the negroes in the forest, stoned, immaculate"); quel richiamo a Vaughn Monroe di Riders on the Storm, inno sulla fragilità e solitudine umana, immerso in un paesaggio di fender rhodes, pioggia e tuoni (una presa in giro alla canonica progressione blues standard di 12 battute in 'Mi' e forse uno dei pochi inni blues quasi totalmente in tonalità minore mai registrati) e L.A. Woman, che racconta le esperienze di Jim alla guida della sua auto in giro per Los Angeles e il deserto, introducendo in una sezione bolero del brano il suo alter ego anagrammato, 'Mr. Mojo Risin'.

I Doors alla Sports Arena di San Diego il 22 agosto 1970

Botnik iniziò a lavorare sulle registrazioni nel dicembre del '70, negli stessi giorni in cui Nixon bombardava la Cambogia. Nel frattempo il vicepresidente fascistoide degli USA, Spiro Agnew, lanciava un attacco al vetriolo contro i musicisti rock, colpevoli di diffondere "la cultura della droga tra la gioventù"; negli stessi mesi ci fu la condanna per ergastolo di Charles Manson e l'industria musicale cominciava ad accusare il colpo dello scioglimento dei Beatles, mentre in radio incalzava My Sweet Lord, l'inno gospel induista di George Harrison. La band aveva deciso di prendersi una pausa dai live, ma tutti sospettavano in realtà che Jim, ora 27enne, avrebbe lasciato una volta concluso l'album e avrebbe raggiunto la fidanzata Pamela a Parigi, la quale da tempo voleva abbandonasse la musica per abbracciare la poesia e lei stessa come musa. Non poteva annuciarlo direttamente per non compromettere le vendite del disco, ma in pratica lo disse più volte rispondendo alle domande dei giornalisti. Partecipava annoiato e indifferente alle fasi di mixaggio del disco. Il fondatore dell'Elektra, Jac Holzman, si disse felice del precedente successo commerciale di Morrison Hotel, pur non avendo ottenuto praticamente passaggi in radio. Propose per il disco di uscita di puntare su Riders on the Storm, ma era troppo lunga per le frequenze a.m. e così la scelta ricadde su Love Her Madly. Jim si limitò ad annuire. Più tardi, in un'intervista, si disse orgoglioso del fatto che lui e la band non si erano mai svenduti, rimanendo ribelle fino alla fine.