Mono - Snowdrop
A soli due anni dall’ultima pubblicazione, tornano i Mono, band fondamentale del panorama post-rock odierno, con il loro tredicesimo album in studio, Snowdrop, nelle loro intenzioni un lavoro per esprimere “gratitudine eterna”. La title track che apre il disco, con i suoi sette minuti di lunghezza, ci porta direttamente nel mondo sonoro della band giapponese: le due chitarre di Taka e Yoda dialogano in riff riverberati e distesi, con code che sembrano non finire mai mentre il piano suonato da Tamaki accompagna il crescendo, prima di esplodere con le batterie di Dahm Majuri. Sono i Mono in tutta la loro essenza cinematografica, capaci con poche note e suoni profondi di trasportarti nel loro immaginario, rimanendo sempre fedeli a sè stessi. Winter Daphne e Gerbera sono anche i singoli che hanno anticipato l’album: il primo ha un piglio decisamente più energico, mentre il secondo, accompagnato anche da un videoclip memorabile incarna perfettamente l’ideale dell’album.

La musica ci accompagna nell’ennesimo viaggio che la band sa confezionare, traccia per traccia. Come spesso abbiamo già avuto il piacere di ascoltare, molte sono le incursioni di strumenti ad arco all’interno dei brani: violini, viole e violoncelli prendono parte alla composizione in maniera del tutto naturale. In Statice gli archi si muovono come cori che accompagnano la canzone che rimane attaccata allo stile classico della band, capace di trovare i giusti momenti per crescere, esplodere, un build-up dei brani consolidato in anni e anni di composizione e unione. Hedera e Shion sono le due tracce più “corte” del disco e anche forse anche quelle un po’ più “veloci” rispetto al resto dell’album, nonostante l'intro di piano della prima e le classiche atmosfere ambientali. Il piano e gli archi che introducono Bells Of Ireland sono profondi e nostalgici, ci accompagnano per tutto il brano, senza esplosioni di chitarre, batterie o altro, solo pochi strumenti per un brano che forse è tra i più potenti di tutta la setlist. A chiudere questo tredicesimo lavoro in studio è Farewell to Spring che inizia con una sessione di suoni in reverse su una batteria che tira dritto andando ad accompagnare il più classico crescendo nello stile della band: swell di chitarre elettriche per un finale che sale e scende, inesorabile, per altri sette minuti, lasciandoci l’ultimo momento di chiusura con le distorsioni che vanno in feedback, il piano che rientra insieme a glitch in reverse che ci accompagnano al silenzio.
Snowdrop è sicuramente un album in pieno stile Mono, troviamo tutti i suoni che caratterizzano la band che è una pietra ferma nel panorama del Post-Rock mondiale, rimanendo come già detto fedelissimi al loro sound, alla loro scrittura e al loro modo di vedere e vivere la musica nonostante forse, da qualche lavoro a questa parte, li possiamo trovare più calmi, riflessivi rispetto al passato. Non sono solo brani strumentali suonati e arrangiati in maniera eccellente, sono dei veri e propri rituali di riflessione e unione. E’ il primo lavoro a non essere registrato e missato da Steve Albini che ci ha lasciati troppo presto il 7 maggio 2024, ma che ha preso vita sempre all’interno degli Electrical Audio di Chicago, fondata proprio da Steve nel 1997, dove la band giapponese è di casa da ormai dal 2004 (l’ultimo disco, Oath, uscito nel 2024, è stato l’ultimo registrato con Albini alla console). Il disco in questione è stato invece missato da Brad Wood e successivamente masterizzato da Bob Weston, che si era occupato del mastering anche del predecessore. Il disco incarna con i suoni quello che la band ha lasciato scritto per l’annuncio di questo disco:
"Senza eccezioni, tutti prima o poi lasceremo questo mondo e vedremmo i nostri cari lasciarlo a loro volta, tramite questo disco vogliamo esprimere gratitudine eterna a quelle persone preziose che hanno camminato al nostro fianco, consci che questo sia l’unico sentimento che possa colmare quel vuoto e alleviare il dolore"
I Mono sono autentici, profondi ed emozionanti, anche dopo 13 album strumentali, non perdono il loro potere evocativo e comunicativo.