Morning View, il nu metal secondo gli Incubus

Morning View, il nu metal secondo gli Incubus
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Introdursi nella scena nu-metal americana a fine anni '90 significava muoversi tra due polarità: da un lato i tormentati e viscerali Korn, dai groove oscuri contaminati di hip hop delle loro chitarre a 7 e bassi a 5 corde; dall'altro i più emotivi Deftones, attenti alla pulizia melodica, alla texture ariosa e decisamente più in debito con la darkwave. Sulla scia di questo clima eteroclita di fusione tra ritmi hip-hop, rap e riff metal, inaugurato dal successo dei Rage Against the Machine e dalla rotazione della loro Freedom su Mtv, nacquero nella California suburbana diverse formazioni. Tra queste c'erano gli Incubus di Brandon Boyd, una band per statuto molto più ricercata e per certi versi pettinata rispetto, ad esempio, ai coevi Limp Bizkit, con un sound fluido e orientato al groove. Grazie al loro funk bilanciato da riff, scratch di giradischi e testi orientati a una visione del mondo più intellettuale rispetto alla rockstar media, gli Incubus si ritagliarono una nicchia tutta loro. Una proposta non totalmente originale, ma anni luce avanti rispetto alle storie di alcol, ragazze e angoscia propinate dalla concorrenza. Dalle periferie benestanti di Los Angeles, tra noia esistenziale e ricerca identitaria, gli Incubus guardarono con più interesse alla precedente stagione crossover: ai Faith No More e ai Red Hot Chili Peppers, a quelle realtà sperimentali della West Coast che da fine anni '80 cercavano un ponte tra rock, hip hop, punk e funk. Il successo commerciale e l'influenza di questa scena fu decretato da due fattori in particolare: senz'altro Mtv (che, se in precedenza aveva mostrato forti pregiudizi contro la musica rap, non ebbe invece alcuna esitazione nel proporre “ragazzi bianchi che rappano”), ma anche l'uscita di scena nel '94 di Kurt Cobain, a seguito della quale l'industria cercò di spostare l'attenzione della classe media bianca, ormai orfana delle sue camicie da bascoiolo, verso le band metal e punk.

Un ruolo determinante lo ebbe la sottocultura skateboard, cruciale per il punk e l'hard rock in America quanto il surf per la generazione precedente. Nello stesso modo in cui le melodie allegre e solari dei Beach Boys e dei Surfaris si adattavano a un ideale californiano più rilassato ed edonistica delle spiagge, cosi il thrash e lo speed metal, l'hardcore rap e il nu metal si confacevano alla ricerca urbana dello skateboard. Una cultura, quella dello skate, che abitava il confine tra sport e attività criminale: gli skater erano banditi dagli spazi pubblici, squadrati dalle forze dell'ordine e poi confinati negli skate park; avevano il proprio look di riferimento (catene da portachiavi, jeans larghi, piercing) il proprio slang e il proprio stile grafico ispirato a graffiti e fumetti. Da questa scena emergevano anche gli Incubus, pur distaccandosene da subito, influenzati com'erano dal funk dei Primus e disgustati dal movimento a loro coevo. Malgrado, infatti, nell'immaginario collettivo il (superficiale) termine di paragone (dettato più che altro dagli scratching dei dj) fossero i Limp Bizkit, la band detestava quel sound, come sostenne il chitarrista Mike Einziger nel 2001:

Penso che il rock sia al suo punto più basso. Mentre registravamo Morning View ho riscoperto vecchie band come i Led Zeppelin e i Doors e band più recenti come Pearl Jam, Nirvana e Soundgarden che hanno fatto qualcosa di creativo e autentico. Ma ora, questo rock/rap metal che è ovunque mi fa venire la nausea. Non farò nomi, ma non trovo più alcuna intelligenza in questa musica

La loro ricezione critica si rivelò non a caso contrastante: un recensore piccato li descrisse come  "i Backstreet Boys del nu metal", mentre un altro li definì 'metal borghese'. Le produzioni cercavano di mettere in risalto la voce di Brandon che, con la sua aura di "gentilezza" un po' alla Perry Farrell (in controtendenza rispetto alla scontrosità della propria generazione), piaceva di più alle fan, con evidenti riflessi nel pubblico dei concerti. Del resto non si trattava neanche di un rapporto unilaterale, lo stesso Brandon dichiarò che tutti i suoi riferimenti erano artiste donne (Björk, PJ Harvey, Ani DiFranco) e che la voce femminile fosse molto più adatta alla melodia di quella maschile. Ma soprattutto gli Incubus rifuggivano la rabbia dei loro contemporanei, optando al contrario per una visione del mondo più sensuale, a tratti persino spirituale e ottimista. In Morning View, Boyd cantava:

"Cosa c'è di sbagliato nell'essere felici, complimenti a coloro che vedono attraverso la malattia e lanciano un avvertimento: non lasciare mai che la vita ti passi davanti. Impariamo ad amare noi stessi prima che sia reso illegale"

Dopo la conquista disco di platino con Make Yourself (1999), il quintetto approcciò al quarto album trascorrendo insieme 6 mesi in una casa sulla spiaggia di Malibu per scrivere la scaletta di Morning View. Lo stile di vita, ricorda Boyd, era qualcosa di onirico:

"Ogni giorno ci svegliavamo al sole, poi prendevamo i nostri strumenti in soggiorno. Lo facevamo perché ne avevamo voglia. Registrare e scrivere musica in sale prova è l'antitesi dell'energia creativa. Non ci sono finestre, ma solo pareti grigie. Quando vuoi fare una pausa, esci in un vicolo in una zona industriale e senti la pessima cover band accanto a te. È davvero deprimente"

Il soleggiato clima californiano si riverbera sin dalle note iniziali del disco che fonde hard rock con ballate melodiche. Wish You Were Here incarnava questa dualità con i suoi riff di chitarra taglienti e testi poetici; Just a Phase era una combinazione epica di archi, tempi non lineari ed effetti sonori; Echo e Mexico due tracce eteree e sofisticate; Aqueous Transmission nelle influenze asiatiche a riassumere l'intero lavoro. Un suo ruolo lo stava già giocando dal disco precedente l'onda lunga dei detriti del grunge, in particolare l'eredità di Billy Corgan nella sua forma strofa tranquilla/ritornello esplosivo e lamentoso (che influenzò non poco anche Jonathan Davis dei Korn) Il quarto disco tuttavia si contraddistinse sin dai primi secondi per una registrazione così pulita da risultare quasi “sterile”; un critico di NME disse:

"Gli Incubus sono hippie, nonostante l’estetica street da skater. Non hippie estremi da acido, per carità: gran parte di Morning View è ciò che i fan dei Korn ascolterebbero durante un anno sabbatico in India: un metal melenso ed “educato” che richiama continuamente la banalità dei Blind Melon"

Richard Cromelin del Los Angeles Times disse: "Alcuni passaggi ricordano gli At the Drive-In, ma mentre questi uscivano dai sudati tour nei locali, gli Incubus sembrano un prodotto del Musicians Institute". Di certo, se si volesse identificare un difetto della band a posteriori, sarebbe quello di molte band della loro generazione, ossia il cercare troppo di accontentare tutti, bilanciando le esigenze di un pubblico rock con la sensibilità pop del mercato di massa. In una scena di “maschi alfa”, i morbidi e delicati Incubus mettevano in vetrina la loro parte più fragile e sensibile con testi teneri, strutture non lineari, melodie spaziali e riff spezzacollo alternati a crudezze metalliche, pur conservando sempre la caratteristica eleganza. Morning View entrò al secondo posto nella classifica di Billboard, diventando il loro lavoro più venduto di sempre, ma non c'era solo premeditazione in questo: se i Korn erano una band con problemi, gli Incubus invece quei problemi li avevano genuinamente affrontati, sottoponendosi a terapia per imparare a gestirli. In questo disco la band, come scrisse Pat Blashill su Rolling Stone: "sconfisse il lato oscuro della Forza e riuscì a canalizzare la rabbia in qualcosa di positivo". Un'operazione catartica difficilmente ripetibile, neanche a distanza di 25 anni, sebbene la band ci abbia provato con una re-incisione del disco priva, a mio avviso, di molto senso.