Seahaven - Seahaven
5.8
Amano farsi attendere i Seahaven, ormai soliti far trascorrere sei anni tra un nuovo lavoro e l'altro. Stavolta rilanciano, dopo Halo of Hurt (2020), con un self-titeld album che, come anche annunciato dal chitarrista-cantante Kyle Soto, ha nel percorso sonoro l’insieme di elementi esplorati nelle precedenti pubblicazioni. Il disco è autoprodotto, registrato da Alex Estrada presso il Pale Moon Ranche in California e prodotto da un'ormai vera e propria istituzione per il moderno sound design post-hardcore e nu-gaze, Will Yip (dietro la console già per band del calibro di Die Spitz, Turnstile, Code Orange, Touché Amoré e Whirr). L’apertura è affidata a Godsend: chitarre eteree, un filtro sulla cassa in quattro che culla l’ascolto, si amplia con diverse voci riverberate di cui una ripetitiva, e il feedback finale ci introduce come flusso continuo direttamente a Hellbound. Quest'ultimo è un brano energico con chitarre che esplodono appoggiandosi su sequencer e una sezione ritmica granitica e dritta; la traccia si muove tra richiami al midwest emo degli anni ’90, una scelta sonora non casuale, che lascia intendere il lavoro effettuato minuziosamente in studio. Infinite Blu (che da anche il nome al mini Ep di quattro brani pubblicato lo scorso mese come 'assaggio' del full lenght) mantiene il tiro sullo stesso immaginario: il sound è più morbido, i synth spariscono lasciando spazio a riff di chitarra distesi tra tremoli e delay in direzione escapismo da paesaggio ambientale nelle strofe e discesa nettamente più standard dei ritornelli.
Midnight Hour, incluso anch'esso nell’EP-cartolina, è quello che più di tutti potremmo considerare il singolo "trainante", corredato anche di un videoclip. È senz'altro l'obiettivo più radiofonico del progetto, lasciando un po' alle spalle, sebbene non del tutto, gli ambienti sonori creati nelle tre tracce che lo precedono, cosa che si ritrova tra gli accordi a cinque dita di February Flower . Remember Me e Highwire fanno un po’ da spartiacque, in quello che è senza dubbio un susseguirsi di molteplici idee, testuali e musicali. Nel trittico Million Ways, Tidal Wave e Long Goodbye si ritorna a pestare le pelli delle batterie con tracce che strizzano più l’occhio ai fan del post-harcore e dell’emo (e chissà che non ci sia dietro proprio la mano lunga del producer Yip). Nonostante siano brani più dritti e decisi, la produzione ancora una volta svetta per pulizia e equalizzazione al millimetro. Wedding Bells, che è anche il primo brano scritto da Kyle Soto nel suo studio, è una ballad con elementi lo-fi che attraversano la traccia di chitarra acustica come fantasmi, prendendo possesso del brano sul finale, con un drone ambientale che ci catapulta all’ultimo brano, Companion. Introdotta, come Godsend, da una cassa in quattro e un filtro che ci accompagna da inizio a fine brano, la chitarra segue senza sosta un riff che gioca a ping-pong nel mix a destra e sinistra. Il brano, ripetuto quasi inerte fino alla fine, si chiude con una registrazione che sembra provenire quasi da un cono di amplificatore rotto.

Il lavoro dei Seahaven attinge pesantemente dal panorama midwest emo che va da band come American Football, The Get Up Kids o Modern Baseball, a paesaggi sonori più post-rock come quelli degli Explosion in the Sky o This Will Destroy You. Complessivamente, tuttavia, senza rinunciare mai a una natura intimamente pop. Il punto di forza del lavoro è senza dubbio la produzione, curata al punto da volerci guidare, quasi con manualisticamente, tra i numerosi spunti e ispirazioni che, brano per brano, hanno determinato questa vera e propria montagna russa stilistica che è la tracklist del disco. Passare da brani ambientali, guidati da suoni dilatati nello spazio, a tracce decisamente più serrate come Tidal Wave, dispiega chiaramente l'intento del lavoro. Forse il lavoro risulta un po' più standard e polito rispetto alle brume nebbiose e agrodolci del predecessore; l'azione del tempo deve aver anche disteso i fervori emo degli inizi. Seahaven è un album semplice, che non necessariamente assume un'accezione dispregiativa, ma che se lo si inquadra nell'ottica del suo lungo tempo di 'gestazione', fa sorgere qualche domanda.