Angel Names - Angel Names
7.0
Dischi Sotterranei è nota per un certo disallineamento al mainstream e per il coraggio nel selezionare le proposte più 'off beat' dall'humus italiano, pur inquadrandole all'interno di una confezione ultra-cool che garantisce charme agli outsider musicali del suo roster. Quest'anno lanciano un nuovo duo, gli Angel Names da Brescia, con un album omonimo che per comodità classificherò sbrigativamente come 'alt rock', sebbene a un'analisi più attenta si potrebbe intuire quanto ormai siamo verso il post-tutto. Gli spettri del revival late '70s respirano pressochè in tutto il disco senza mai raggiungere vere e proprie turbe goth: Siouxsie Sioux vive nelle linee vocali e nel basso distorto di Glitter; si insinua negli arpeggi in salsa psych jazz di Rollercoaster; aleggia tra le chitarre raschiate e l'atmosfera un po' sciamanica di All You Can Eat, a tratti facendo il verso ai Bauhaus e ai The Cramps. Un po' un peccato che a queste ottime intuizioni ne seguano altre più incostanti: Lion on the Door e Turn into a Bird sono delle più generiche pop ballad molto anni '2000 e sulla stessa falsariga si manterrebbe Sugar Crush, se non fosse per le più vistosi influenze à la Placebo.

In tutto ciò cosa sono questi "nomi degli angeli" che tornano sia nell'intestazione che nei voti della band? “And if you call angel names, they will be right at your door”; sono delle invocazioni, o meglio, tentativi di 'elevare' situazioni non proprio piacevoli: chiamano 'cura' ciò che in fondo è mania di controllo; 'passione' ciò che è dipendenza; 'salvezza' ciò che è annullamento. Protesi performative, come canta Nicola Mora (con un timbro inquietantemente simile al Chris Martin più baritonale dei primi tempi) in un'immagine vagamente caravaggesca:
"Mi sono messa un paio d'ali, fatte di plastica"
Il sound è decisamente internazionale e già questo sarebbe sufficiente per distinguersi da larga parte della produzione discografica degli ultimi anni. Non che sia particolarmente innovativo (ma del resto a quante potenziali rivoluzioni musicali abbiamo assistito in questo decennio?), ma le intuizioni per portare a casa un progetto di ispirazione post-punk finalmente non troppo derivativo (per non dire emulativo, visto tanto trend italiano ed estero) c'erano davvero tutte. La seconda metà del disco ha un po' stemperato la vis del lavoro, ma questo duo andrà tenuto d'occhio nei prossimi anni.
