Francamente - Bitte Leben
6.8
Francesca Siano è un'autrice contemporanea, nel senso più recettivo del termine. Sin dall'edizione di XFactor di due anni fa, grazie alla quale si è vista proiettata sul panorama nazionale di larga scala, si erse ad alfierə dell'attivismo queer e femminista militante. Una battaglia sociale che rappresenta il reale hot topic di quest'ultimo lustro, introdotto in quella periferia occidentale che è il nostro Paese con qualche anno di ritardo (secondo usanza). A Francamente (questo il moniker paronomastico della cantautrice) mancava però ad oggi un full lenght in cui poter denocciolare, con un progetto più coerente e definito, l'impalcatura dei suoi pensieri. E così, a una prima lettura del suo debutto su versione estesa con Carosello Records, si scorge tra le linee, anche in questo senso, un hat trick quasi da trendsetter attorno quell'altro concetto tanto in voga negli ultimi anni e che meglio esprime lo zeitgeist dell'Occidente: la Resilienza. Bitte Leben (letteralmente "perfavore vivi" alla tedesca, in omaggio presumo al suo passato berlinese) è un inno alla Resistenza emotiva in un Presente in cui vivere risulta sempre più affannoso. Il concetto, che di per sè riuscirebbe retorico e declamatorio ad almeno 8 autori su 10, riesce grazie soprattutto a una penna visibilmente ben rodata come quella della Siano, a trovare una sua attrattiva, anche in passaggi musicali che sulle prime potrebbero risultare facilmente (o superficialmente) derubricabili.

La devozione verso Franco Battiato non poteva manifestarsi più apertamente di quanto l'inizio del disco proponga con 5 di mattina, un tributo disco music allo stile letterario e sofisticato dell'inarrivabile profeta catanese. Questo è senz'altro il pezzo trainante del lavoro, quello più a fuoco e pronto per l'heavy rotation, ma il legame con l'immaginario siculo non si limita a quel tipo di riferimento ispirazionale: Zagara cita Palermo e Santa Rosalia come sfondo a una storia un po' tra il sacro e il profano per un inno a tinte queer. L'impressione è che però il resto della setlist non mantenga lo stesso range qualitativo dell'incipit: Cattedrale è un estemporaneo revival new wave senza particolare mordente; Sirene sulla Luna, al netto di un'agile scrittura che inneggia nuovamente a una sensualità fuori dagli schemi, è un funky pop anni '80 più tendente al sottofondo inerte che alla hit. La Casa dei Miei Nonni e Nuda di Bossa sono invece, forse, le materie più interessanti del capitolo: nostalgiche divagazioni battistiane, piacevoli e quasi programmatici svaghi radiofonici per passaggi estivi. La seconda in particolare riesce a mettere in mostra una varietà di sfumature vocali più ampia rispetto all'ormai distintivo timbro nasale e a tratti querulo della cantante. Telephone Tango è il momento più scopertamente auto-biografico, ma anche quello più richiama i ritmi ballerecci del mainstream orrendamente ubiquo nel mercato discografico. Bitte Leben in sintesi si potrebbe intendere come il tentativo di tenere nella stessa scarpa le velleità autoriali più ricercate di Francamente con i ritmi e le inflessioni del pop di più ampia commerciabilità di questi tempi. Il risultato è una certa discontinuità: ad episodi felicemente riusciti, ne seguono altri più dozzinali; talvolta con esiti prossimi a una sorta di Carmen Consoli per la gen Z (meno aulica solennità, più introspezione giovanile). Il meglio che emerge da questo debutto è, ad ogni modo, senz'altro la penna: una scrittura che eleva il pop della produzione ed elude i facili ammiccamenti a cui il mercato discografico tenta ancora diabolicamente di assuefarci.