Dinosaur Jr. - There Near

Dinosaur Jr. - There Near
6.5

In questi mesi cominciavano 40 anni fa le registrazioni del sophomore (e probabilmente vero capolavoro) dei Dinosaur Jr., trio bay stater di Amherst a cui la Storia forse, nonostante la conclamata notorietà, deve ancora restituire appieno la centralità e il giusto merito nell'evoluzione dell'alternative rock degli anni '90. Rimandando ad altra sede lo speciale che abbiamo preparato assieme a Nick Attfield per l'anniversario della loro pietra miliare (You're Living All Over Me, 1987) e che presto troverete sulle nostre pagine, ci apprestiamo qui a commentare il loro ritorno a distanza di 5 anni col 13esimo album in carriera (il nono con la formazione originale, quella composta da Lou Barlow e Murph, ricongiuntesi a J Mascis dal 2007). Lo diremo senza giri di parole: nel contesto musicale di oggi, — soprattutto dalla prospettiva di un millennial cresciuto a suon di dissociazione adolescenziale e sfoghi negati a cui canzoni come Little Fury Things servirono assist provvidenziali —, rappresenta una ventata di nostalgia dapprima salvifica, e subito dopo dolorosa. È come ritrovare in soffitta quella vecchia felpa (dai colori oggi improponibili) con cui ti eri fatto tutta la trafila dei concerti tra il '98 e il 2004. Per un attimo hai un sussulto, non sai se piangere o gioire, per qualche minuto ritrovi anche quel subitaneo entusiasmo di fare cose a cui non sei più abituato, in sintesi di tornare a vivere. Poi però realizzi che il tempo è passato: il tuo volto non è più quello di 20 anni fa, gli amici con cui trascorrevi le serate in strada adesso hanno famiglia e lavoro, ed ecco che tutto a un tratto realizzi che forse quella felpa è meglio che ritorni in soffitta, relegata a cimelio da wunderkammer dei bagordi che furono.

È un po' così che immagino la natura dell'operazione Dinosaur Jr. 2.0, quella della reunion post-2007: un'industria di piaceri privati, scatole di ricordi intimi da condividere solo con chi c'era o chi ha attraversato anche solo tangenzialmente quegli anni e quindi in grado di capire. Del tutto normale quindi non aspettarsi qui i furori catartici e la teenage angst di Sludgefest o Freak Scene, per quanto J Mascis continui a dispetto della canizie (un po' come Robert Smith) a riproporre esteriormente quell'attitudine e quell'aspetto da 16enne scazzato in cameretta che rende non facile intendere dove inizi la propria dichiarazione d'intenti e dove finisca il branding per i fan. Le prime tracce del capitolo, da Several Got Away a Take me with You, sembrano parafrasare i fasti più alt rock di Green Mind (1991), fino alla trionfale Blowin' Up in cui esplode (come se la Storia ne necessitasse un'ulteriore attestazione) tutto l'ascendente di Neil Young. Poi, si intenda, pezzi come Gone Off e Clam Along, tutte schitarrate funkeggianti, assoli rigogliosi e percussioni baldanzose, sono marchi di fabbrica esclusivi del trio, boccate di puro ossigeno nel contesto rock di oggi che già promettono una bella presenza live in vista del tour americano (che si presume diventerà poi europeo), sullo stesso tenore di una ballad tetra e acida come Put it Down. Ma ecco, è davvero difficile nel 2026 ascoltare tutto ciò ignorando l'assenza di fosse anche una minima variazione sul tema rispetto agli sviluppi della musica odierna e rispetto a quanto proposto dal trio fino allo scorso decennio. Molti apprezzeranno questa impermeabilità (come il sottoscritto, a cui i Dinosauri parlano quasi in prima persona), ma da un'angolatura più defilata There Near somiglia a un'operazione Kidulting products molto più di un qualsiasi album post-2000 dei The Cure (che pur non hanno mai mancato di indulgenza nell'auto-citarsi), solo per fare un paragone. Stesso posto, stesso outfit e stesse vibes tra 5 anni quindi?