Ritorno al Rumore. Intervista agli Animaux Formidables
Il grande pubblico li ha conosciuti grazie agli schermi televisivi, ma il chimerico duo degli Animaux Formidables affonda le proprie radici nel sottobosco underground italiano (che continua ad abitare con sempre maggior imperiosità). Tre anni fa il loro debutto discografico (We Are All Animals, 2023), seguito dall'EP dello scorso anno (Call me Tony, 2025). Si apprestano a rilasciare a breve una nuova uscita, anticipata da un singolo lo scorso febbraio (I Am a Cat and I Love my Dog) e da una collaborazione con la girlband delle Cleopatras (Bangs in Your Head), che già promettono metamorfosi senza snaturare l'intima natura garage e bellicosamente sensuale del progetto. Abbiamo colto l'occasione per incontrarli e rivolgere loro qualche domanda sui loro ultimi mesi di attività e sui prossimi impegni.

Avete rilasciato nello scorso mese un nuovo singolo (I’m a Cat and I Love my Dog). Cosa avete in programma nei prossimi mesi e che direzione sta prendendo il vostro progetto?
Stiamo lavorando al nuovo disco di cui I’m a Cat and I Love my Dog è stato il singolo apripista, quindi, nei prossimi mesi, ci sarà sicuramente nuova musica da fare ascoltare e poi saremo sempre in giro per concerti, con la differenza che stiamo cercando di espanderci in modo più consistente anche all’estero.
Come nasce la vostra collaborazione con le Cleopatras e cosa vi ha condotto a questa scelta?
Con le Cleopatras ci siamo trovati a dividere il palco un paio di volte e si è creata subito una bella intesa, loro stavano lavorando al nuovo disco e ci hanno proposto una collaborazione su Bangs in Your Head. Il brano ci piaceva moltissimo, loro pure: impossibile dire no. Alla fine è andato tutto fluido, ci siamo divertiti anche a girare il video insieme. Siamo molto felici del risultato.
In passato avete detto che il vostro progetto è l’unione delle pailettes del glam e la patina rough del garage rock. Siete ancora su questa lunghezza d’onda o state cercando di ampliare la vostra palette sonora?
Questa domanda capita a pennello perché ci chiediamo spesso cosa ci rappresenta e cosa no. Le paillettes stanno cadendo sotto i suoni ancora più ruvidi e punk che abbiamo abbracciato. Il primo disco era una necessità espressiva quasi primitiva, fatto senza alcun tipo di aspettativa o pianificazione strategica. Abbiamo unito ciò che ci piaceva e in quel periodo avevamo sicuramente un po’ di glam rock sottopelle. Con l’Ep Call me Tony abbiamo sentito l'esigenza di ampliare il suono che era monolitico ed esplorare territori più elettronici aggiungendo un pad. In questo nuovo disco abbiamo introdotto un synth e i brani hanno preso dei respiri in più. Il fatto di essere in due e non volere usare basi/sequenza ci spinge a sperimentare parecchio per trovare gli incastri giusti. Ci auguriamo di avere una palette di colori sempre più ampia e variegata.
Sicuramente sarete stanchi di rispondere a riguardo, ma non posso esimermi dal chiedervelo. Avete ripensato, a distanza di un po’ di anni, alla vostra esperienza a XFactor? Cosa vi ha lasciato?
Ci è servito per capire da dove arriviamo e dove andare. Quando partecipi a questo genere di contest capisci quanto la lente televisiva può deformare e come funziona quella tipologia di mercato, soprattutto appena esci dal programma. Noi avevamo una storia prima e siamo tornati a fare quello che facevamo con un po’ di pubblico e consapevolezza in più. Sarebbe bello comunque scrollarsi di dosso questa etichetta perché spesso non ti definisce davvero e non prende in considerazione che, a distanza di tempo, una persona può evolvere e reinventarsi. Il pubblico che doveva comprenderci ci ha compreso e lo troviamo oggi sotto il palco a dirci: dal vivo siete tutta un’altra cosa rispetto alla tv.
Avete detto più volte che i vostri riferimenti musicali principali o sono morti o non suonano più, ma se vi chiedessi i progetti discografici che negli ultimi 5 anni hanno più catturato la vostra attenzione?
Lola Young, Soft Play, Sleaford Mods
Riuscite ancora a mantenere l’anonimato delle maschere?
Ti diremmo di sì, anche se, pochi giorni fa, siamo usciti di casa e un ragazzo, mentre passava, senza neanche fermarsi, ci ha detto qualcosa come “Siete forti, io vi ho votato a XF” e siamo rimasti sinceramente pietrificati tanto da non sapere bene cosa rispondere se non un timido grazie. A parte queste rare eccezioni, l’unico contesto musicale in cui siamo senza maschera è durante il soundcheck, prima e dopo il live ma sappiamo che chi ci viene a vedere conosce il progetto e quindi non abbiamo problemi.

Ora, come nostro solito, una serie di domande a risposta secca senza argomentazione:
Beatles o Rolling Stones?
Beatles
Prima testo o arrangiamento?
Arrangiamento
Palco di Xfactor o live underground?
Live underground
Canzone che avreste volute scrivere voi?
Mr: Drain You, Nirvana
Mrs: Perfect Day, Lou Reed
Guilty pleasure musicale?
Mr: Skoteca, Fishball
Mrs: Little Big
La vostra peggior performance live?
XFactor
Featuring dei sogni?
Mr: Idles
Mrs: The Bloody Beetroots