I Notwist tornano in Italia con News from Planet Zombie
Sono tornati lo scorso marzo, a distanza di 5 anni, i Notwist con un nuovo album, News from Planet Zombie. Un nuovo lavoro che riconnette la band tedesca al repertorio che li ha consolidati nello scorso trentennio come una delle realtà più interessanti del panorama alt rock europeo, grazie alla loro impostazione post-rock e attitudine slacker. Il lavoro è qui arricchito da un ensemble di strumenti in grado di estendere la palette timbrica con tinte beatlesiane e radioheadiane, anche se, a dirla tutta, l'indole 'notwistiana' (e già il ricorrere all'aggettivo deonomastico lascia intendere quanto il progetto abbiano inciso nell'immaginario discografico europeo in questo scorcio di secolo) si manifesta in tutta la sua forza. La band si esibirà in Italia in questo mese con ben 3 date: si parte il 16 aprile a Lokomotiv di Bologna per proseguire poi il 17 aprile al Monk di Roma (data sold out) e chiudere il 18 aprile all'Urban di Perugia. Per parlare del nuovo disco e del tour che gli aspetta, abbiamo incontrato in webcam Markus Acher, leader della band. Vi proponiamo qui il nostro scambio di battute:

In News from Planet Zombie avete esplorato un mondo caotico attraverso la lente degli horror B-movies. Da dove nasce questa idea?
In generale direi che è più una sensazione riguardo al mondo in questo momento. Penso che questa raccolta di canzoni rifletta i miei sentimenti attuali, e cerchi di trovare canzoni, storie e immagini per esprimerli. Si va, diciamo, dalla rabbia e dalle situazioni un po’ disperate che ci sono adesso, fino anche a cose personali molto positive che stanno accadendo. E quando cerchiamo di trovare un titolo, sai, bisogna sempre immaginare qualcosa che tenga insieme tutto. E quindi ho concepito questo titolo… anche se in realtà non ci ho riflettuto troppo. Ho semplicemente pensato che fosse piuttosto efficace dare un titolo che suonasse come uno di quei film molto “trash” o qualcosa del genere, perché oltre ad adattarsi bene, è qualcosa che puoi immaginare facilmente. Poi se lo ritrovi nel disco… non so, forse per ognuno è diverso, ma per me funziona, perché stanno succedendo cose davvero folli in tutto il mondo in questo momento, credo un po’ per tutti, ovunque. Però sai, non ci sono solo brutte notizie: ci sono anche cose positive e belle che accadono, naturalmente
Ad esempio? che messaggio volevate mandare con queste?
No, penso che non ci sia un messaggio vero e proprio, è più qualcosa per me, per noi, per ricordarci che è importante stare insieme, aiutarsi a vicenda e prendersi davvero cura gli uni degli altri. Questo vale nelle relazioni personali, nella famiglia, ma anche nel luogo in cui vivi, in una città, in una comunità. Per noi è un fatto molto legato alla scena alternativa di Monaco. È molto importante continuare a portare avanti tutto questo, creare connessioni anche oltre i confini, con persone di altri Paesi, ma anche con chi ti sta vicino. Quindi sì, se c’è un messaggio, è qualcosa come: ricordati tutto ciò. È anche una sorta di ringraziamento a tutte queste scene alternative, ai locali, ai posti e alle persone che lavorano ogni giorno per rendere questo mondo un posto migliore, più aperto mentalmente, dove le persone possano vivere come vogliono.
Che contributo ha portato l’inclusione di musicisti esterni (Haruka Yoshizawa, Tianping Christopher Xiao, Enid Valud) al nuovo album?
L'ultima volta in Vertigo Days, dato che era il periodo del Covid e del lockdown, non potevamo invitare altri musicisti. Coinvolgemmo musicisti internazionali che ci piacevano e che conoscevamo, anche se erano molto lontani. Questa volta invece sono tutte persone della scena di Monaco. Ma Monaco, sai, a volte lo si dimentica, è anche una città molto internazionale: molte persone di Paesi diversi vivono e lavorano lì. Quindi, a parte Matthias, il trombonista, sono tutti musicisti di origini diverse che hanno scelto di vivere e lavorare nella musica lì. Per esempio Hauka Yoshisawa è di Tokyo, in Giappone. Poi Enid Valud, la cantante, viene dagli Stati Uniti. E Chris, il clarinettista, la cui famiglia è originaria della Cina. Per noi era importante ricordare questa internazionalità, anche se li abbiamo scelti soprattutto perché sono musicisti davvero eccellenti e anche persone fantastiche, molto importanti per la scena di Monaco, perché fanno molto e creano connessioni. Provengono da scene diverse e mettono in contatto molte persone. Quindi per noi è stato davvero importante e significativo includerli.

Nel nuovo disco ci sono due cover (una di Neil Young e una dei Lovers), potete parlarci dei criteri per cui sono state scelte queste due tracce in particolare?
La canzone di Neil Young (ndr. Red Sun) è uscita fuori perché abbiamo composto musica per uno spettacolo teatrale in Svizzera, e quel pezzo faceva parte della pièce. La regista ci ha chiesto se fossimo interessati a farne una cover del brano che sarebbe stato usato nello spettacolo. E, dato che era per il teatro, abbiamo pensato: “Ah, interessante, proviamo”, perché normalmente non avremmo mai fatto una cover di Neil Young. Sai, ascoltando da quando avevo 17-18 anni, cioè praticamente da sempre, reinterpretarlo avrebbe rappresentato qualcosa di troppo grande per me, troppo rispettato per farne una cover. Però per lo spettacolo teatrale era più un gioco. Così abbiamo trovato un arrangiamento che lo fa suonare diverso, un po’ più nostro. E allora abbiamo pensato che fosse interessante inserirlo anche nel nuovo disco, ma per creare un equilibrio, e cioè non avere solo una cover con un nome così enorme, abbiamo scelto anche un altro brano che ci piace tantissimo. Si tratta di una band indie americana composta da tre donne, un progetto molto particolare e poco conosciuto, più vicino alla nostra scena, una sorta di indie folk-pop. Anche quel brano (ndr. How the Story Ends) non è romantico in senso classico, ma più sarcastico: parla della fine e dell’illusione della fine di una relazione, quando non resta più nulla. Ci piacciono molto entrambe le canzoni, e credo che rappresentino due lati diversi di una relazione.
Posso chiedervi se ci sono stati particolari ascolti in questi ultimi anni che vi hanno guidato nella scrittura del nuovo album?
C'è sempre molta musica diversa che mi piace. Come la cantautrice americana Florist, che ho ascoltato tantissimo, oppure molta musica giapponese che ho scoperto nel tempo. Ma penso che l'esperienza più importante sia stata invitare l'artista americano e musicista, Nathaniel Russell. Lui è conosciuto soprattutto come pittore e artista visivo, ma è anche un musicista davvero bravo, e lo abbiamo invitato dopo che aveva pubblicato un disco molto bello poco prima — che consiglio davvero (ndr. Songs of). Lui raccontò che, quando aveva quei brani, ogni volta che le persone passavano da lui, chiedeva loro di unirsi alle registrazioni per suonare insieme. Questa cosa per me è stata una grande fonte di ispirazione. Così, quando è venuto, gli abbiamo proposto semplicemente di suonare le sue canzoni una sera davanti al pubblico, dal vivo, tutti insieme. Quindi hanno suonato anche Enid, Hauka, mio fratello Misha, io e Matthias. Abbiamo suonato con lui in questo modo. E credo che questa sia stata per me la più grande ispirazione per questo disco: l’esperienza di fare musica così, come avevamo già fatto anche con altre band prima, ma soprattutto questa idea di suonare semplicemente i brani insieme. Da lì è nata anche l’idea del disco: riunirsi per una settimana, provare nuovi pezzi e poi registrarli subito, senza troppo tempo di distanza.
Presumo ne siate al corrente ma in Italia godete di ottima fama e considerazione grazie anche all'inclusioni di alcuni vostri pezzi in film nostrani (lo sottolineo perchè, personalmente, vi ho conosciuto da bambino grazie al finale di un film di Sorrentino in cui la vostra One with the Freaks scorreva con i titoli di coda). Questo mese vi esibirete per ben 3 date in Italia (ndr. Bologna, 16 aprile; Roma, 17 aprile; Perugia, 18 aprile). Cosa dobbiamo aspettarci anche a livello di scaletta?
Sai, siamo ancora all’inizio del tour dopo il nuovo album e abbiamo già suonato tutto l’album dal vivo. Penso che suoneremo molti dei nuovi pezzi dell'album, forse anche più del solito. Magari non tutti i brani, ma sicuramente la maggior parte, mescolati con alcune canzoni più vecchie e altre che forse non suoniamo così spesso. In questo momento ci stiamo davvero divertendo a suonare. Siamo molto entusiasti di andare in tour, quindi probabilmente suoneremo tante canzoni… non so esattamente ancora quali, ma penso che saranno molte.

Sul web si leggono molte recensioni positive da fan di vecchia data, per voi è importante mantenere una forte connessione con chi vi segue dagli inizi o cercate ancora nelle intenzioni di spiazzare l'ascoltatore ad ogni lavoro?
Cerchiamo soprattutto di fare musica prima di tutto per noi stessi. Si tratta sempre di creare un disco che, in quel momento, ci piacerebbe ascoltare. Col passare degli anni, sempre di più, abbiamo iniziato a pensare prima di tutto a noi stessi. Questo disco in particolare era qualcosa che volevamo fare da tempo: registrare in quel modo tutti insieme, come una band completa, suonando dal vivo. Ed è quello che volevamo fare adesso, senza pensare troppo a se fosse davvero “adatto al momento” o no.
Vorremmo concludere, come nostro solito, con il gioco dello 'scegli tra' in 1 minuto:
Sonic Youth o Dinosaur Jr?
Non riesco a decidere. Sono entrambe le mie due band preferite. Ok, forse scelgo i Sonic Youth perché di loro mi piace davvero tutto. I Dinosaur Jr. sono insomma… un po’ eccessivi, troppe chitarre soliste. Ma comunque mi piacciono molto. Sono una grande band.
Città preferita?
In questo momento direi Tokyo
Miglior band tedesca del momento?
Direi i Plainhead, il progetto solita di Chris (ndr. clarinettista nel disco dei Notwist) che poi è evoluto in band. Sono davvero forti
Prima il testo o l'arrangiamento?
Non c'è una regola, è sempre diverso. La maggior parte delle volte nel nostro caso però viene prima la composizione
Miglior concerto della vostra carriera?
Forse l'ultimo, mi è piaciuto molto suonare subito dopo aver finito di registrare il nuovo album, è stato particolarmente intenso
Più grande rimorso?
Nessuno, penso che tutto avesse uno scopo, sai. Tutto era utile a qualcosa.