Il debutto dei Deux Visages

Il debutto dei Deux Visages

Da una chat di Instagram in un liceo di Miami ai palchi di mezza America, la parabola dei Deux Visages ha la velocità vertiginosa di un vero e proprio tornado generazionale. Composto da Daphney Hanono, Jack Chiu e Tony Jouvin, il trio si è imposto all'attenzione globale grazie a una formula capace di mescolare echi dreampop, le distorsioni addomesticate del filone nu-gaze (o volendo zoomergaze, in questo caso specifico) e sonorità moderne. Oggi, a un passo dall'uscita del loro album d'esordio Call It Goodbye con Pure Noise Records e forti del recente e radicale trasferimento nella mecca indie di Philadelphia, la band ci racconta la fine di un ciclo, l'inizio di una nuova pagina del loro percorso e il loro album, in cui si condensano le difficoltà del crescere. Qui il nostro scambio:


Il tema centrale del disco è il "lutto per l'infanzia", il conflitto tra l'aggrapparsi al passato e la necessità di lasciarlo andare. Qual è stato il momento esatto in cui avete realizzato che il passato vi stava lasciando alle spalle?

Daphney: Penso che un momento determinante per me sia stato quando ci siamo trasferiti da Miami a Philadelphia. Lasciare la mia città natale e attraversare il Paese mi ha segnato e ho capito che in un certo senso ero ufficialmente cresciuta.
Jack: Andare a vivere da soli è stato un grande passo per noi.
Tony: Direi quando mi sono unito a questa band verso il 2022. Era un periodo strano, subito dopo il lockdown, e la mia percezione del tempo si era totalmente sfalsata.

Vi muovete in un sottobosco musicale che, come ben sapete, ha vissuto un enorme revival nell'ultimo decennio. Come sentite di posizionarvi nel panorama?

Daphney: Penso a metà strada tra i grandi nomi del passato e i gruppi moderni. Una caratteristica della nostra band è che abbiamo gusti musicali davvero ampi tra tutti noi, e traiamo ispirazione da generi diversi. Credo che la nostra musica abbia un mix di modernità insieme a richiami a band del passato. È curioso, ma durante le registrazioni dell'album ascoltavo molta musica anni '80, come i Police, forse come pausa dall'indie rock. Penso che in alcune melodie vocali si possa sentire questa influenza.
Jack: Da alcune persone viene descritto come un suono molto vintage, ma più ci si addentra e più si nota quanto suono moderno utilizziamo. Il nostro uso di synth/pad e le armonie hanno un timbro moderno, ma accompagnati da questo enorme suono classico shoegaze che è evidente. Sono super ispirato dai gruppi più recenti e dal J-rock, ma personalmente penso che tendiamo leggermente più verso le band storiche del passato.
Tony: Mi sento vicino alle leggende del passato tanto quanto a questa nuova ondata di band, semplicemente perché è ciò che c'è in giro al momento, unito alle basi rock che ho costruito crescendo e ascoltando ciò che piaceva ai miei genitori.

Miami ha una scena con una forte identità, ma Philly è un po' la "mecca" dell'indie rock americano attuale. Quanto è stato un salto nel buio lasciare la Florida e trasferirvi lì insieme? 

Daphney: Come band abbiamo trascorso lunghi periodi di tempo insieme in situazioni strette e stressanti, quindi da parte mia non c'è mai stata la preoccupazione di andare a vivere tutti sotto lo stesso tetto. Il trasferimento da Miami era nell'aria da tempo, considerata la mancanza di una vera scena musicale laggiù. Abbiamo sempre saputo che dovevamo andarcene e Philadelphia si è rivelata la scelta migliore per noi: ha persino superato le nostre aspettative! Viviamo ancora tutti insieme ed è fantastico, mi fa sentire a casa anche a migliaia di chilometri di distanza!
Jack: Un enorme salto nel buio, ma se si considera che il nostro unico scopo nel trasferirci era la musica, in particolare l'alt-rock, la decisione prende più senso. Qui è incredibile. La scena era ed è fantastica. Tutto il resto, d'altra parte, è stato un cambio radicale a 180° rispetto a ciò a cui eravamo abituati. Vivere insieme è stato un sogno. Siamo rimasti uniti ed è andata alla grande; qualsiasi cosa sia emersa era già un problema prima del trasferimento. Ci siamo avvicinati ancora di più ed è stato davvero un piacere.
Tony: Sicuramente un salto nel buio, ma sta andando tutto maledettamente bene da due anni a questa parte.

Durante la pandemia eravate abituati a registrare nel vostro garage. Ora il disco esce per la Pure Noise Records, un'etichetta indipendente che vanta nel proprio roster band iconiche come Seahaven o Cloud Nothings. Com'è cambiato il vostro approccio in studio con questo passaggio?

Daphney: Non posso dire molto al riguardo perché non abbiamo ancora registrato nuova musica con la Pure Noise. L'album è stato registrato sotto la nostra etichetta precedente
Jack: Finora la Pure Noise è stata la scelta migliore. L'album è stato registrato con Arki, il nostro produttore, nel suo garage. Abbiamo dovuto anticipare noi la maggior parte dei soldi per il disco dato che la Atlantic, la nostra etichetta precedente all'epoca aveva licenziato gran parte del nostro team. Contiamo di tornare da Arki e registrare nello stesso garage. Al momento stiamo preparando alcune demo

Qualche retroscena sul processo di scrittura del disco?

Daphney: Automatic è la canzone che non assomiglia per niente alla sua demo originale. L'abbiamo totalmente rielaborata in studio e penso che ora suoni decisamente meglio! Credo che anche Automatic abbia preso una piega molto autobiografica. Ho trasposto in quel brano gran parte di ciò che stavamo vivendo con i tour e con la nostra etichetta precedente, ed è una traccia a cui sono davvero molto legata per questo motivo.
Jack: Nell'album c'è un brano intitolato Missed Calls che in origine non era destinato al disco, ma al nostro produttore piaceva molto, quindi, dopo che ci ha convinti, l'abbiamo inserito nell'album.
Tony: C'è stata una decisione unanime di rimuovere dal disco una delle nostre canzoni, Radio Silence, dato che a nessuno di noi piaceva come fosse venuta.

Quali sono i vostri prossimi progetti in programma? Porterete il nuovo album dal vivo in tour? 

Daphney: Suoneremo in un paio di concerti per il lancio dell'album a Philly e New York, e speriamo di fare tantissime date il prossimo anno.

Alcune domande a risposta rapida:

Il primo disco che avete mai comprato?

Daphney: Born to Die (Deluxe Edition) di Lana Del Rey in vinile
Jack: Axis: Bold as Love dei Jimi Hendrix Experience
Tony: Life Is Killing Me dei Type O Negative

Cosa c'è nella playlist del vostro furgone durante i lunghi viaggi in tour?

Daphney: Cambiamo genere ogni 6 canzoni per non annoiarci. Il rap e il reggaeton ci aiutano a superare i tragitti più lunghi
Jack: Ognuno di noi cambia e mette in coda i propri brani, a volte diventa un po' un caos, ma in senso buono
Tony: Decisamente solo rock puro, e magari anche qualcosa di più pesante

Se Call It Goodbye fosse la colonna sonora di un film, quale sarebbe?

Daphney: Il mio migliore amico dice Palo Alto e ora non riesco più a togliermelo dalla testa.
Jack: Ce lo vedrei bene nella saga di Twilight
Tony: Magari 10 cose che odio di te

Il pedale per chitarra/basso senza il quale questo disco non esisterebbe?

Jack: Il DOD 250 e il Fuzzrocious
Tony: L'Ibanez TS9B e il chorus Small Clone

Il brano dell'album che vi mette più ansia o tensione da suonare dal vivo?

Daphney: Fleeting Wishes, la linea melodica della voce è difficile e in più dovrei suonare il pianoforte
Jack: Call It Goodbye, la title track, è complicata da suonare.
Tony: Probabilmente Fleeting Wishes. La linea di basso è così frenetica che ogni volta che la suoniamo è un allenamento per le dita e il cervello.

La singola parola che definisce meglio il mood di questo album?

Daphney: Agrodolce
Jack: Solenne
Tony: Supercalifragilistichespiridoso