Sennen - New Quiet
7.0
Nel mondo anglosassone, l'indipendente Sonic Cathedral rappresenta un po' il faro per tutto ciò che riguarda lo spettro delle sonorità legate allo shoegaze e al dreampop. Nata a inizio anni '2000, e cioè nel periodo probabilmente più buio per l'intera scena, al tempo considerata ormai 'fuori moda', l'etichetta di Nathaniel Cramp (ex giornalista di NME) ha fatto da incubatrice per l'eredità sonica lasciata in sorte dagli anni '90 britannici, traghettandola verso la recrudescenza nu-gaze degli anni '20 raccolta principalmente, com'è noto, sull'altra sponda dell'oceano. Dopo aver lanciato la carriera dei bdrmm e quella solista dell'ex chitarrista dei Ride, Andy Bell, introduce adesso il ritorno sulle scene di un quartetto londinese chiamato Sennen (non a caso in riferimento proprio al brano dei Ride) con il loro quinto album (a distanza di un decennio dal predecessore). Già noti al pubblico internazionale grazie all'inserimento di alcuni brani, tra cui la quasi jangly SOS, in serie tv come True Blood, la band torna adesso con una raccolta di ballate trasognate e distensive quasi alla Belle and Sebastian.

Definirlo shoegaze in senso stretto è molto difficile: le voci cristallizate sono il motore trainante del disco e le chitarre, per quanto melliflue e whammy, non intendono creare il classico wall of sound caro al genere. Il tono è terribilmente garbato e più che una serata coi tappi alle orecchie in un club alla MBV, puoi immaginare questa musica come sottofondo per un'escursione nelle campagne della Cornovaglia. È una tracklist di soli 8 brani del resto, ma la lunghezza particolarmente estesa di questi ne pregiudica la fruizione usa e getta da playlist (laddove in molti ci vedrebbero un 'contro', il sottoscritto non può che apprezzarne la scelta). Dig e Waves si esibiscono in un ritmo di plettrata che a tratti ricorda Teen Age Riot; Birds sconfina praticamente nel folk; e la coda finale di Today's the Day sarebbe potuta esser stata scritta dai The War on Drugs. New Quiet (già, il titolo è piuttosto emblematico) è un disco estatico rispetto agli esordi più alla Stone Roses di Age of Denial, da assorbire endovena piuttosto che ascoltare in cassa. Arrivati all'epilogo del disco si può avere una risposta alla sempiterna domanda: "Cosa sarebbero stati oggi i Coldplay senza le tournée internazionali e i duetti con Beyoncè?".