Il ritorno dei The Van Pelt
Non sono mai diventati abbastanza famosi da essere dimenticati, ed è esattamente così che i The Van Pelt si sono salvati la pelle. Il titolo che dà il nome all'opera è eloquente in questo senso, celebrando la scelta consapevole di rifiutare i compromessi commerciali e di continuare a esistere lontano dai riflettori. A 30 anni da capolavori sotterranei come Sultans Of Sentiment, la creatura di Chris Leo torna con Remain Obscure (La Tempesta Dischi / Wrong Speed / Ernest Jenning), un disco che dimostra come non serva necessariamente un’operazione nostalgia per restare rilevanti nel 2026. Niente musei degli anni '90 o bignami da playlist algoritmiche. Certo, ci sono le iconiche poesie in spoken word e l'originaria matrice post-hc, ma il tutto viene rimescolato improvvisamente con orizzonti sonori diversi: synth, pianoforti, pedal steel, sax. La penna di Leo declama il cortocircuito tra la vita che avevamo immaginato e quella che ci si è appiccicata addosso, restando fedele solo alla propria irriducibile libertà. L'abbiamo intercettato per fargli qualche domanda.

Se Artisans & Merchants è stato l'album della reunion, Remain Obscure sembra il disco che vi fa rimettere in moto. È l'inizio di una produzione creativa più costante, o state ancora vivendo la band un album alla volta?
No, ci sono troppe cose su cui stiamo lavorando in questo momento e nessuno di noi vive insieme. Io e il batterista viviamo almeno nello stesso Paese (ndr. nel New Jersey), mentre il chitarrista e il bassista vivono in Massachusetts, ma non vicino. Ci incontriamo al massimo una o due settimane. Nel frattempo ci mandiamo le tracce digitalmente. Però no, non c'è un altro album almeno in cantiere.
Negli anni la stampa vi ha definiti post-hardcore, emo, indie rock o persino "post-hardcore d'autore". Qualcuna di queste etichette vi sembra ancora accurata? Quanto sentite di essere cambiati dai primi tempi?
Abbiamo sempre cercato di scappare dalle etichette di genere. Se qualcuno ci chiamava emo, cercavamo di non essere emo. Se qualcuno ci definiva indie rock, cercavamo di non esserlo. Ci sono dei pro e dei contro in questa strategia. Se fossimo davvero una band emo, saremmo parte di una rivoluzione emo. Perchè c'è una rivoluzione emo, almeno in America, ma noi non ne siamo parte. Se ci fossimo davvero impuntati su un unico genere, avremmo potuto trarne vantaggio. Ma non facendo parte di alcuna scena, si è liberi di fare qualsiasi diavolo di cosa si voglia.
Il nuovo disco include strumenti insoliti per la vostra storia, come la pedal steel e il synth sax. Chi ha insistito per questi suoni? Ci sono stati momenti di attrito all'interno della band durante la fase di arrangiamento?
Questa è un'ottima domanda perchè il disco è iniziato in modo diverso rispetto a tutti gli altri: prima suonavamo tutti insieme, io portavo un pezzo alla chitarra, Brian ne portava uno suo e Sean portava una traccia di basso. Portavamo le idee in sala prove e la canzone nasceva lì. Questo album, invece, è nato soprattutto dalla teoria. Qualcuno portava un pezzo — solitamente il batterista, in questo caso —, ci costruivamo sopra, poi ci fermavamo e pensavamo: "Ok, di cosa ha bisogno questo brano?". È stato un grande laboratorio di editing di gruppo, in cui ci si diceva: "Oh, penso che qui ci vorrebbe uno stacco", oppure "Penso che ci starebbe bene un po' di pedal steel". A un certo punto ho persino detto: "Penso che mio figlio Giacomo andrebbe bene per cantare su questo pezzo". Così l'ho fatto venire in studio, ma non è andata un gran ché. Alla fine provi tutte queste idee: alcune funzionano, altre no.

L'album è stato pubblicato da due etichette indipendenti di culto (Wrong Speed nel Regno Unito e La Tempesta Dischi in Italia). Che tipo di libertà e protezione vi offre questo modello discografico "artigianale" rispetto all'industria musicale odierna?
Beh, sai, vogliamo circondarci di persone che conoscono il proprio mercato, che ci vivono e ci lavorano dentro. È come in tutte le cose: quando le dimensioni diventano troppe grandi, si perde il controllo. Gli Stati Uniti ne sono un ottimo esempio. Siamo un paese decisamente troppo grande e stiamo perdendo il controllo sul resto del mondo, quindi è un grosso problema. In questo caso specifico, La Tempesta Dischi si occupa dell'area mediterranea perché la conosce bene. In Inghilterra non conoscono il Mediterraneo, in Italia non conoscono l'Inghilterra e viceversa. Per noi ha semplicemente senso avere persone che lavorano direttamente sul proprio territorio.
La vostra eredità ha lasciato un segno profondo nell'underground italiano: ci sono tantissime band che usano il parlato su basi post-rock (potrei citarne molte, dai Gomma agli And So Your Life Is Ruined, fino ovviamente ai Fine Before You Came). Vi capita mai di ascoltarle e di sentire un pezzo della vostra storia in quello che fanno?
Sì, ascolto molta musica italiana e conosco tutti i gruppi che hai citato. Ma non è la mia eredità, è un'eredità italiana, secondo me. Il cantautorato è una creazione italiana, del resto. Puoi percepire magari un mio ascendente su queste band, ma quando arrivai in Italia — la prima volta che ho suonato in Italia è stato nel 1997 —, rimasi mesmerizzato da Giorgio Gaber, per fare un esempio. Sento questo tizio che canta appena, tipo "Non mi sento italiano". Lì non c'è proprio canto, sta solo parlando. E io ci rimango tipo: "Cazzo, è proprio quello che faccio io!". Quindi, secondo me, questo filo conduttore esisteva già in Italia. Ho solo avuto la grande fortuna di trovarvi.
Aprirsi nei testi a 20 anni è qualcosa di istintivo; a 50 richiede una scelta consapevole. Qual è stata la cosa più difficile o vulnerabile che hai messo nei testi di Remain Obscure?
Ho lavorato ad alcune canzoni di questo album per decenni. Ma il brano più vulnerabile si intitola Arid as the Aral (ndr. la terza traccia), e parla del mio divorzio. Sono stato sposato per 18 anni con una donna delle Marche, e l'adoro ancora. La amo incredibilmente, ma in 18 anni attraversi tante versioni diverse di te stesso. E se riesci a crescere con qualcuno per 18 anni, penso che sia una storia di successo davvero incredibile. Tuttavia, è normale dopo 18 anni allontanarsi. Viviamo in tempi puritani in cui, per gran parte del mondo occidentale, il matrimonio — quello tra persone eterosessuali, non per le coppie omosessuali —, è rimasto al 1600: siamo ancora indietro di 400 anni quando si parla di matrimonio. Quindi, anche se per me e mia moglie era giunto il momento di separarci nel senso tradizionale, a mio parere non era affatto il momento di smettere di volerci bene. La adorerò sempre. Non è una cosa facile da accettare per le persone, l'idea che "questo matrimonio non funziona più, ma il mio amore per te durerà per sempre". Di conseguenza, il risultato è che lei mi odia. È il finale tipico. Ma io non posso odiarla, mi è impossibile.
Se qualcuno tra dieci anni dovesse trovare una copia dimenticata di Remain Obscure a un mercatino dell'usato, cosa vorresti che capisse dei Van Pelt e dell'epoca in cui è stato registrato?
Spero davvero che non siano in grado di capire in che epoca sia stato registrato. Quando diavolo è uscito? Negli anni '80? Negli anni '90? Questo sarebbe il mio sogno. Di che anno è questo disco?
Ci sarà un tour europeo?
Spero di sì, non ho molto tempo per tour quest'anno, dipenderà da cosa deciderà la band. Ovviamente voglio venire in Italia. Non siamo mai stati in Giappone, a dire il vero, c'è anche quella possibilità. Però spero nell'Italia, forse a luglio.