Keith Moon oltre il caos. Una monografia sul batterista degli Who

Keith Moon oltre il caos. Una monografia sul batterista degli Who

C’è una linea sottilissima che separa il caos dal genio. Lì si trova Keith Moon: batterista incendiario e detonatore umano dentro la macchina perfetta dei The Who. Moon è stato molto più di un’icona autodistruttiva del rock anni '70, come è stato tavolta riduttivamente tratteggiato dalla critica. Dietro le immagini di camere d’albergo demolite, Cadillac finite in piscine ed eccessi elevati a linguaggio esistenziale, si nascondeva uno dei musicisti più visionari mai comparsi dietro una batteria. Antonio Bacciocchi, a molti noto come Tony Face nella sua attività di batterista, dj e produttore, propone una rilettura del personaggio in una monografia dedicata, edita da Edizioni Low, per ridare carne e ritmo a una figura ormai quasi codificata in icona presso l'immaginario collettivo. Ne parliamo qui con l'autore che ci racconta intenti, metodi e interessi della sua ricerca:


Cosa ti ha spinto, dopo il libro su Ringo Starr, a dedicarti proprio a Keith Moon?

Ringo e Keith sono da sempre (insieme a Topper Headon dei Clash, Charlie Watts e Giulio Capiozzo degli Area) i miei batteristi preferiti. Ringo meritava un approfondimento “tecnico”, al fine di chiarire quanto sia stato un eccellente batterista (quasi esclusivamente nel periodo Beatles). Allo stesso modo credo che sottolineare le qualità di Keith Moon sia necessario. Beatles e Who sono da sempre i miei gruppi preferiti in assoluto, mi sono di conseguenza divertito tantissimo a scriverne.

E rispetto alla figura di Ringo Starr, quali differenze radicali hai trovato nella persona e nel modo di intendere la batteria con Keith Moon?

Premesso che erano molto amici e hanno condiviso molte follie alcoliche e non solo, lo stile e l'approccio allo strumento sono sempre stati antitetici. Composto e “dritto” Ringo, totalmente fuori da ogni canone conosciuto Keith. Un batterista unico e inimitabile.

Hai scritto che Moon viene spesso ricordato come “una macchietta folle”: pensi che la critica rock abbia semplificato troppo la sua figura?

Purtroppo la sua vita oltre ogni limite ha sempre avuto il principale rilievo negli organi di stampa, offuscando troppo spesso il suo genio creativo. Diciamo che lui non ha fatto nulla per evitarlo. Però è stato troppo spesso derubricato al “matto del villaggio” dimenticando o trascurando l'incredibile stile e capacità tecnica.

C’è un momento preciso in cui la batteria rock cambia grazie a Keith
Moon
? quali elementi tecnici del suo stile determinarono una rottura con la tradizione?

In realtà non ha cambiato la batteria rock ma ha dimostrato come, - siamo nella seconda metà degli anni '60, quando il rock non aveva ancora compiuto dieci anni -, si potesse suonare in modo completamente diverso rispetto a quanto ascoltato fino ad allora. In questo senso ha segnato un'apertura notevole nella mentalità dei tempi. Bisogna altresì notare come il suo stile si sia potuto sviluppare al fianco di un compositore come Pete Townshend e un bassista di qualità eccelsa come John Entwistle, che gli hanno consentito di suonare con il suo stile ma non solo, poterlo sviluppare fino agli estremi.

Pete Townshend ha spesso detto che Moon suonava come un’orchestra: è la definizione più corretta? Qual è il brano che, a tuo avviso, rende al meglio quest’idea?

Credo di si. Non si è mai premurato di seguire un tempo dritto e preciso. Basti ascoltare I Can See For Miles o buona parte di Tommy e canzoni come The Real Me da Quadrophenia.

Giocando un po’ di fantasia, pensi che Keith Moon sarebbe potuto diventare un altro musicista se fosse vissuto in un’epoca diversa come la nostra?

Sarebbe diventato un altro musicista se non fosse stato negli Who, un'entità unica e inimitabile. Allo stesso modo di Ringo Starr. I rispettivi talenti si sono potuti sviluppare soprattutto perché erano a fianco di veri e propri geni della musica (non solo intesa come rock). Non credo che un Keith Moon nei Led Zeppelin o Rolling Stones avrebbe potuto suonare in quel modo. Probabilmente sarebbe stato licenziato immediatamente.

Cosa speri che rimanga nel lettore, a livello di ascolto e di interpretazione, in modo diverso dopo aver letto il tuo libro?

Ogni brano degli Who è analizzato secondo la visione di un batterista. Probabilmente il lettore più attento e appassionato, avrà una percezione molto diversa nell'ascolto di certi brani degli Who in cui molti particolari ritmici sono spesso trascurati.

Keith Moon, batterista

Antonio Bacciocchi, Edizioni Low

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