Ripensare aprile in 5 EP
Mentre una crisi mondiale minacciava di riportare una civiltà 'all'età della pietra', un blocco del traffico navale in termini economici continua a insinuare di farci regredire all'età del baratto, e una navicella gravitante attorno alla Luna ci prometteva uno step up evolutivo, io ancora dovevo recuperare una dozzina di dischi sepolti nella mailing list. Così, preso da un profondo senso di colpa per non aver dato il mio contributo allo scatafascio di questo pianeta, ho deciso finalmente di ascoltarli per proporvi qui alcuni dei migliori titoli.
Stormo - Sogni che Invadono il Cielo

Puoi vederli cambiare forma, ma li riconoscerai sempre volare sullo sfondo dello stesso cielo. Ennesima dimostrazione di un irriducibile animo DIY e outsider, Sogni che Invadono il Cielo è tutto ciò che ha sempre contraddistinto gli Stormo. Brano che non passa inosservato: Maree, un pugno al cuore con frequenze che ti corrodono l’anima per poi entrare in nuove armonie e sonorità sperimentali che danno quel tocco di esplorazione e crescita, in special modo l’ultimo brano Isole, che richiama la copertina-manifesto dell'opera (una serie di immagini scattate a Ponza e Terceira). "Piccole piante aggrappate a rocce appuntite contro grandi onde": questo breve saggio di visceralità hardcore, nella forma più classica da loro codificata, è un incoraggiamento a farsi forza, anche e soprattutto, in tempi ostili. Piccoli esperimenti, un tono più malinconico che furioso, ma il DNA è sempre quello.
All You Can Hate - Afterglow

Le vibes sono le stesse di Nothing Lasts Forever (ndr. loro EP precedente, gennaio 2025), ma qui l'atmosfera si fa leggermente più opalescente e crepuscolare (si ascoltino, ad esempio, i toni dolenti di due brani come Craving e Goodbye). La sensazione agrodolce estenuantemente ricercata nelle prime, e poi nelle ultime, due tracce (e in parte anche nei precedenti lavori) viene però subito smorzata da due intermezzi (Rockstar e Useless) che affinano la grana in direzione quasi post-punk. Nothing è forse la loro miglior ballad in piena regola ad oggi, bilanciata sia nella produzione 'cameristica' per far risuonare gli arpeggi alla Wild Nothing, sia nel controcanto femminile che infrange la quiete del baritono perennemente spazializzato e un po' hipster della band. Lavoro notturno, a tratti sepolcrale (in senso romantico).
Couchgagzzz - Primitive Men

Non si va tanto per il sottile: neanche una frazione di secondo e si entra in medias res con i power chords garage di Primitive Men (titolo a cui allude il concept del booklet), essenziali, ferini fin quasi il randagismo come la melodia dumb che la introduce. La sensazione, confermata anche dalla successiva Mighty Dog, è quella di entrare allucinati in una sala giochi, rincoglioniti dai suoni sintetici dei flipper, o nella sala degli specchi di un luna park. Insomma sì, comunque qualcosa che ti altera la percezione fino a cadere in un loop monomaniacale e perdere cognizione di cosa stai facendo, tipo l'invio di candidature su Linkedin (I Can't Find a Job). Non so se di un'altra era geologica, ma di certo lavoro d'altri tempi.
Gin Sonic - Pausa Merenda

Si sarebbe tentati da incasellarli banalmente nel grande calderone dell'indie italiano, ma a ben vedere il debutto di questo duo veneto sa increspare le acque, dosando le sue varie sfumature nei cinque quadretti autoriali di questo EP. Se Tempo per te gioca col soft pop british à la Belle and Sebastian, Piangere ha un gusto bossa nova,Termoelettrica richiama il sempiterno Mac deMarco e Punkina alza un po' il tiro delle distorsioni, senza in realtà mai dissimulare la minima spensieratezza che contraddistingue l'intero lavoro. Pausa Merenda è già dal titolo un rimando a qualcosa di infantile e nostalgico; metaforicamente un limbo tra giovinezza e maturità. Musicalmente parlando potremmo dire lo stesso: un limbo fra un easy listening italiano più classico e velleità di arrangiamento molto più ricercate, finendo per risultare nè un usa e getta da stagione radiofonica, nè un vero e proprio 'prog pop'.
Greatwaterpressure - Il Killer Brillerà

Da inossidabile rockettaro di facciata dovrei dissimularlo, ma da reale onnivoro musicale non ho problemi nell'ammettere che questo duo funky house sia tra i miei assoluti 'guilty pleasure' italiani degli ultimi anni. La natura è, ovviamente, mega-catchy fino a sconfinare nel manualistico (vodka lisce, labbra di velluto, l'ultimo ballo all'alba) e le linee melodiche sono un campionario radiofonico anni '80, ma le finezze funky di piano rhodes e orchestrali sintetiche impreziosiscono un'atmosfera glitterata e retrofuturistica da party sullo yacht che risulta del tutto coinvolgente. Farne un discorso stilistico o di confronto col precedente Summerleague non renderebbe giustizia a questa festa pronta a invaderti il salotto di casa non appena schiacciato il tasto play.