Preferisco Ignazio - Se Penserò al Domani mi Verrà da Piangere
7.0
"A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata", cantava ironicamente Battiato per farsi beffe dell'appiattimento culturale e del benessere plasticoso a cui si erano assuefatti gli italiani degli anni '80. Io la rigiro senza sarcasmo e presto il fianco al gusto personale: "Ad Annalisa e Dua Lipa Preferisco Ignazio". Il primo full lenght di questo quartetto romano trasuda l'esperienza di tutto il sottobosco musicale nostrano, fatto di musica live e sudore nei locali dove i diktat dell'industria musicale fortunatamente tardano ancora ad arrivare. Assorbono un po' tutti gli ingredienti di quell'humus, pescando anche da scene tra loro tangenti ma diverse. Perchè certo, i cori beluini che aprono un pezzo come Sbiadire sono un tipico riferimento alla scena post-hc che dai Quercia arriva ai Riviera, ma frasi come "È sempre più difficile tenere il volante, che direzione prendere, quanto di me condividere. Ma adesso non merito rispetto. Adesso mi sento di sbiadire" suonano fin troppo cantautorali per essere paragonate alle frasette da diario Smemoranda che informano lo storico campionario emo della tradizione.

E del resto gli svolazzi sbarazzini di chitarra di Miretti giocano a carte fin troppo scoperte per lasciare spazio a dubbi sulla matrice midwest emo della loro musica, sebbene si tratti di apparizioni fin troppo occasionali nell'estensione della tracklist per definirne completamente il genere. Gli arpeggi diafani di Abisso e Lanterna (quest'ultima corredata peraltro da un'inaspettata sezione d'archi) costeggiano a tratti persino lo slowcore. Paradigmatica in questo senso una canzone come Acque Calme, dove a strofe di flemmatica introspezione si alternano improvvise sfuriate di rara verve. È un po' la traiettoria in vitro di questo alt rock non sempre facilmente incasellabile, che a livello tematico non eccede però la regola, adeguandosi a tutti i crismi del Canone: la paura di invecchiare, l'incomunicabilità con una società indifferente, il desiderio di mantenere la parte di sè idealista e ribelle. Lavori simili dovrebbero suonare incazzati o nostalgici, mentre questo esordio dei Preferisco Ignazio sembra trasmettere più speranza o voglia di resistere che disillusione. Sarà a suo modo una variazione sul tema per il panorama italiano?