Stain - Bruciati dal Sole

Stain - Bruciati dal Sole
6.8

Due accordi di una tastierina Bontempi detunata e una voce sussurrata subito in apertura. La mia testa fa automaticamente i suoi calcoli: "oh ca***, un'altra imitazione di Calcutta, dopo 10 anni ancora una copia di Milano". E invece poi un falsetto imprevisto, un'apertura sintetica di orchestrale, un tintinnare che risuona nell'aria; intuisco che per fortuna si va in altra direzione. Non è la solita e stantia melassa introspettiva sulla provincia, sul 'vivere da solo e mettere la moka sul fuoco' etc. con cui un decennio indie ha cercato di inquinarci le connesioni neurali, bensì un fresco gin tonic a base di chitarrine funky, voci soffuse, chill estremo da giornata in spiaggia e giusto una punta di trip psichedelici (Siamo Animali, ad esempio, verso la fine ripesca gli MGMT) per spezzare la monotonia di un lungo meriggiare pallido e assorto. Niente di eclatante, è un lavoro piacevole e rigenerante sulla falsariga di altri recenti dello stesso genere (Greatwaterpressure, Problemidifase, Alèri) questo primo album degli Stain, gruppo 'post-teenage rock' (come amano definirsi) da Bari.

L'impressione è comunque che la qualità salga di livello (e neanche di poco) man mano che la scaletta si avvia verso la fine: a partire da Cherosene che è a mani basse il singolo più trainante del disco grazie alle sue veloci e squillanti plettrate e quello smooth un po' Two Doors Cinema Club. Un indie tendente al nerd che cerca di andare verso il ballabile e l'attitudine vacanziera, come la coldplayana Aquiloni, senza però sconfinare nel becero di tanto pop kitsch somministrato a pioggia dalle radio alla stregua di oppiacei per la massa. Credevo di Aver Vinto azzarda persino degli esperimenti afrobeat ed è il saggio tecnico forse più interessante (azzarderei una vaga ispirazione byrniana); la title track di chiusura riesuma qua e là le ormai immancabili (leggetemi con voce stremata) chitarre alla Mac deMarco. Peccato per una prima metà un po' più monocorde e ingolfata nei languori synth (tutto il finale di Cannella quasi gigioneggia con la vaporwave), perchè la seconda, grazie anche a ritmi più uptempo, tira decisamente meglio.