Teen Suicide - Nude Descending Staircase Headless
8.0
Una breve nota introduttiva per chi tra il pubblico italiano ancora non li conoscesse: i Teen Suicide sono un duo di Baltimora, nato come progetto solista di Sam Ray. Sam registra tutto da solo con mezzi poverissimi (laptop, cassette), pubblicando in rete senza grandi piani. Tutto cambia quando nel 2011 esce Bad Vibes Forever, una raccolta di demo che si rivelerà cruciale nel tempo per la scena lo-fi/emo online. Da allora si sono susseguiti 4 album, vari cambi di formazione e anche di nome, fino a giungere all'attuale forma con l'ingresso in formazione di Kitty Pryde, moglie dello stesso Sam. Trascorso appena un decennio sotto l'egida di Run for Cover, (nota in America per aver gestito egregiamente il rodaggio di artisti emo dall'underground verso un pubblico assai più ampio senza snaturarli), il duo del Maryland torna con un quinto disco, il primo registrato in un vero e proprio studio, con la direzione di Mike Sapone (già produttore di Public Enemy, Taking Back Sunday e Brand New). Il titolo fa riferimento con ogni probabilità al Nu descendant un escalier n°2 di Marcel Duchamp, un dipinto ispirato a una cronofotografia con un manichino che i Teen Suicide re-immaginano 'senza testa'. Cosa significa? Tutto, e forse niente. Non c'è un concept coerente alla base del disco, il leitmotiv è un po' la 'morte in vita': Living death; Anhedonia; Suffering ruotano tutte attorno all'idea di non esser morti, ma neanche davvero vivi, causa perdita di piacere, di identità, droghe e nichilismo.

L'intro letargico e deprimente cala subito nel mood, salvo deflagrare verso la metà nel più debordante grungegaze auto-lesionista che potreste immaginarvi. Quest'ultimo sarà un po' il filo conduttore del disco: ad esempio già la successiva Idiot si apre con un riffone che sembra riesumare gli Smashing Pumpkins e una compressione che sconfina quasi nello stoner, prima di lasciare il passo a una seducente e inaspettata sezione di arpeggi e chitarre dreamy. Spiders è praticamente la stessa identica cosa ma a parti invertite, con gli acuti di Kitty saturati come nelle migliori performance di Kim Gordon. Se Kindnesses cita Everlong (ormai praticamente un clichè in USA), ancora più grungegaze, nel senso canonico del termine (semmai ce ne fosse uno), sono Candy/Squeeze e Living Death, sulla scia di coinquilini d'etichetta come i Nothing. Nel resto della scaletta c'è molta slackery e depressione 'presa bene': basta dare una scorta ai titoli (Suffering; Everything in my Life is Perfect; Come and See the Clown) per rendersi conto della distonia tra l'immaginario angosciante richiamato e l'ironia scanzonata suggerita da certe plettrate a metà strada tra teen rock e freak scene. Spesso si riesce a bypassare l'angoscia dei testi emo grazie alla loro dinamica ed energia; qui si puó anche esser distratti dagli arrangiamenti estrosi, ma il disagio lo si sente tutto dall'inizio alla fine, e ció con ogni probabilità è anche voluto.