Ripensare maggio in 4 EP - Parte I

Ripensare maggio in 4 EP - Parte I

Sarà che si approssima l'estate, notoriamente periodo peggiore per far uscire nuova musica (soprattutto se non siete Fedez o i The Kolors), ma questo inizio di maggio è stato talmente denso di pubblicazioni che siamo stati costretti a dividere il recap mensile in due capitoli, con la promessa di dar spazio a fine mese ad altre canzoni che verranno. Qui abbiamo puntato sulla varietà, ma soprattutto sulla freschezza. Buona ascolto lettura.


1 | Noday - Solo Stare Solo

Quando in Italia si approccia questo genere diventa quasi inevitabile sentirsi accostati come termine di confronto a quelli che sono stati un po' i pionieri nostrani della scena: i Cosmetic. A ben sentire in realtà, il paragone è alquanto superficiale, perchè questo quartetto emiliano rappresenta piuttosto la palmare espressione di quel trend americano denominato 'grungegaze' (Nothing, Slow Crush, Trauma Ray) che in Italia non è ancora arrivato nella sua forma più pura. Cos'è in estrema sintesi questa musica? Riverberoni che, invece di dilatarsi nella spazialità slowdiviana, si incastrano sui breakdown più scuri e stizzosi del grunge; introspezione adolescenziale tipo "da quando non sei più la prima del mio feed, scrollo fino a consumarmi il dito"; una voce femminile scazzata che trasmette stoica resilienza più che ribellione. Queste 5 tracce non sono nient'altro che un biglietto da visita della band, forse un po' accademico nel complesso, ma il sound c'è, Iddio se c'è. Se queste sono le premesse, non resta che aspettare il momento in cui i Noday inizino ad osare un po' di più.


2 | Narcadian - Ognuno di Voi è un Mio Nemico

Il titolo di per sè racconta molto più delle mille parole che potrei spendere per il concept: tutto è vuoto, tutto è assorbito dal mercato, tutto è un “che c* significa vivere” e un “più vado avanti più capisco che non valgo tanto quanto mi avevano promesso”. Anche in questo caso siamo davanti a un manifesto (leggermente più lungo rispetto a quello dei Noday con la sua quasi mezz'ora di musica), ma anche uno statement generazionale: cosa c'è di più post-millennial di questo grido d'aiuto, incazzato e disilluso fino a diventare perverso? ("migliaia di sorci con l’ambizione di fare successo, coi volti sporchi di reddito medio. Convincimi, venditi entro 10 minuti o succhiami il c**** e spera che venga. Dovresti impegnarti di più". Poesia). Il fatto che si sia voluto dare a questo girone infernale una veste alternative pop un po' industrial o alla Subsonica-prima maniera, rende tutto così credibile e a tratti spassoso dal distrarti rispetto la drammaticità nichilista che voleva trasmetterti alla base. Schifo e disgusto che si fanno lirica. Lavoro catartico.


3 | Minera - CanUrelate?

La band l'ha auto-definito 'prog pop' per il substrato alternative in cui si insinuano melodie contagiosi e inaspettati inserti elettronici (se non persino qualche accenno jazz). Ok, l'idea non è nuova e nel complesso il risultato sa qui e là di crossover un po' alla 30 Seconds to Mars: inflessioni emo, suoni corposi di chitarra, urla lancinanti che spingono verso il coro da stadio, quel mix di sintetizzatori hi tech e divagazioni che ti prendono di sorpresa alle spalle (l'autotune nel finale di Baccarat Rouge; i pad di Whirlwind Romance). Quasi agli antipodi rispetto alla recensione che li ha preceduti, questa non è musica per cinici: è un pop elaborato che probabilmente punta all'eleganza (e in parte ci riesce), ma raggiunge il meglio di sè quando punta al coinvolgimento. In tutto ciò il basso giganteggia, talvolta seguendo un senso tutto suo. Per il resto si potrebbe dire che il trend dell'alt rock goes to electro si è avuto, almeno al suo apogeo, un decennio fa e che qui si è un po' fuori tempo massimo, però sfido molte band attuali a suonare bene come nella coda di Nothingtodowithyou.


4 | Loner Tennis Club - Modern Rituals

Mentre al Foro Italico si gioca la seconda settimana degli Internazionali di Roma, il 'solitario tennis club' (in realtà un duo del Nord Italia) pubblica il suo secondo EP. Se sulla terra rossa del Pietrangeli di rituali se ne vedono a iosa tra la consueta cerimonialità dello sport e gli ossessivi tic dei tennisti, qui il duo inaugura al contrario un percorso di 'rituali moderni'. Ma di cosa stiamo parlando? è presto detto: le liturgie del clubbing, dell'underground britannico (No Harm ha quel beat centrale alla Trainspotting che inevitabilmente ti riporta in quel mondo), della vita notturna. C'è un po' di tutto dal rave (Overnight Shift) alle sonorità più malinconiche e chill (Above) fino a suggestioni tribali (Dance of the Yaka). Credo nulla di particolarmente nuovo sul fronte occidentale, ma senz'altro un'opera ponte tra il nostro Paese e una cultura già (da molto tempo) fiorita oltremanica.